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Da Benito: Una Meravigliosa Sosta di Sostanza a Castelfranco di Sotto 🥩
La miglior trattoria scoperta nella mia settimana toscana a fine 05/2026 si trova a Orentano, frazione del comune di Castelfranco di Sotto, e si è aggiudicata con merito il premio di TOP della settimana! Il locale più semplice, spartano, verace e simpatico che abbia provato negli ultimi mesi è un'istituzione davvero imperdibile situata nella campagna tra le province di Pisa, Lucca e Livorno. Qui si mangia toscano, bene, tanto, e si spende pochissimo (la fascia di prezzo si attesta tra i 13 e i 33 euro). Il servizio è familiare e cordiale, capace di far sentire chiunque come a casa propria, in mezzo a un'atmosfera pulsante in cui è facilissimo chiacchierare con i vicini di tavolo.
1: L'Inizio nel Fiasco e l'Oro Nero della Tradizione 🥬
L'accoglienza a tavola si apre sotto il segno della tradizione più schietta: da bere viene servito per default l'immancabile Chianti nel fiasco della casa. Il vero shock gastronomico della serata arriva però con la Zuppa di Cavolo Nero 🥣. Un piatto incredibile, di una bontà assoluta, una ricetta segreta che si rivela un capolavoro per come i sapori tradizionali riescono ad amalgamarsi. È una pietanza deliziosa che riscalda la gola, consigliatissima e assolutamente da non perdere.
2: Il Trionfo della Ciccia sulla Brace 🥩
Il secondo tempo della cena è dedicato alla vera regina del locale: la Bistecca di Manzo alla Griglia 🥩. Servita alta, tenera, cotta magistralmente in modo tradizionale sul fuoco vivo, si è dimostrata una delle bistecche più buone mai assaggiate in vita mia. Una meraviglia delle meraviglie che si presenta già tagliata su un piatto di portata, con l'osso ben in vista per la gioia dei commensali più intraprendenti. Ad accompagnarla, un contorno rustico e azzeccatissimo di Erbe Spadellate sapientemente insaporite con aglio, olio e peperoncino 🌶️.
3: La Dolce Conclusione Offerta dalla Casa 🍨
Per chiudere in bellezza una cena memorabile e abbondante, la trattoria propone un delizioso Gelato alla Crema con San Marzano 🍦, un accostamento di grande piacevolezza. A suggellare il tutto, viene gentilmente offerto dalla casa un ottimo Amaro d'Erbe 🌿, ideale per concludere l'esperienza e digerire l'importante pasto in totale relax.
4: La Voce del Territorio e dei Clienti Illustri 📜
Fondata negli anni '60 dal mitico Benito e portata avanti dal patron Andrea Francioni (che bazzica tra i tavoli fin dagli anni '70), la trattoria è un punto di riferimento per famiglie, buone forchette e amanti della sostanza che fuggono dai locali alla moda. La sua fama attrae clienti da ogni parte d'Italia e non è raro scorgervi anche personaggi del mondo dello sport, come gli ex calciatori Rui Costa e Cristiano Doni. Un successo intramontabile che rende la prenotazione obbligatoria con largo anticipo sia a pranzo che a cena.
5: I Segreti della Materia Prima e della Pizza 🍕
La carne selezionata da Andrea proviene da allevamenti dove i vitelli (razze Limousine e Charolaise) vengono cresciuti e poi frollati per circa 30/35 giorni. Oltre alla celebre offerta di terra a base di griglia e zuppe, il locale è anche un'attrezzatissima pizzeria con forno a legna 🪵, che sforna pizze e focacce di ogni tipo a prezzi straordinariamente modesti, come la classica margherita.
### Iconici: I Sapori che Valgono il Viaggio 📖
Le autorevoli guide gastronomiche (tra cui Osterie d'Italia, Gambero Rosso e Il Golosario) celebrano da anni i piatti simbolo di questa cucina casalinga:
Il Tagliere di Antipasti Toscani: Una ricca selezione di salumi dei migliori norcini della zona (prosciutto, salame, pancetta), accompagnata da crostini toscani ai fegatini, crostini caldi con mozzarella e pomodoro, oppure con scamorza e tartufo, fettunta, crostini di polenta con funghi, cipolle in agrodolce, olive al forno e fagioli cannellini con cipolla fresca.
I Primi della Tradizione: Gli storici e piccantissimi Spaghetti alla Puttaniera (specialità della casa), i Tordelli Lucchesi ripieni di carne al sugo di pomodoro, la tradizionale Ribollita e la Minestra di farro con il fagiolo scritto lucchese.
I Secondi della Griglia e della Pentola: La monumentale Bistecca alla Fiorentina (spesso servita con una ricca salsa di senape di Digione, bacche di ginepro e burro francese), il Brasato al Chianti, lo Stufato di cinghiale o di lepre e la tipica Trippa alla contadina.
I Dolci Fatti in Casa: La celebre Torta della Nonna e le torte al cioccolato e pere.
### Riconoscimenti
Essendo il punteggio finale superiore a 85 punti, il locale si aggiudica le prestigiose insegne di merito del Recensore: 🧔♂️ Indossa 2 Barbe di Merito strameritate per l'eccellenza della griglia e l'autenticità dell'esperienza!
### IL VERDETTO DEL RECENSORE 🧐
Punteggio: 92/100 (Premio TOP della settimana)
Merito: 2 Barbe di Merito 🧔♂️🧔♂️
Perché andarci: Per vivere l'esperienza di una vera, autentica e spietatamente sincera trattoria toscana di una volta. Qui si mangia divinamente, le porzioni sono eccezionali e i prezzi sono incredibilmente bassi rispetto alla stratosferica qualità proposta. La zuppa di cavolo nero e la bistecca alla griglia valgono da sole l'intero viaggio.
Atmosfera: Rustica, spartana, verace e straordinariamente pulsante di vita. Le sale sono sempre affollate, l'accoglienza è disinvolta e il servizio familiare fa sentire subito a casa, favorendo la convivialità e il dialogo spontaneo tra i tavoli a quadretti.
Il Giudizio del Recensore 🧐
Ricordatevi sempre di pianificare la sosta e di prenotare il vostro tavolo con diversi giorni di anticipo (se non addirittura un paio di settimane nel weekend), poiché il locale è costantemente preso d'assalto dagli avventori locali e dai "forestieri" che arrivano da ogni parte d'Italia per godersi questo paradiso della brace.
Piatti imperdibili: tagliere di salumi e pecorino; zuppa di cavolo nero; spaghetti alla puttaniera; filetto con patate; Fiorentina. Torta della nonna
Prezzi medi: Antipasti 10; Primi piatti 7; Secondi piatti 18; Dolci 4
Per Osterie d'Italia 2006:
Gestita da oltre quindici anni da Andrea con l'aiuto di un socio, è una storica trattoria molto conosciuta in zona per la buona cucina e il favorevole rapporto tra qualità e prezzo. Si trova sulla direttrice Pontedera-Altopascio, ai confini con la provincia di Lucca, a quasi 20 chilometri dal capoluogo comunale di Castelfranco. Il menù varia con le stagioni, ma i piatti sono tradizionali, senza sbavature né contaminazioni. Introduce il pasto il classico vassoio con i salumi dei migliori norcini toscani, i crostini di carne e al pomodoro, la fettunta, le olive al forno, le cipolle in agrodolce. Molto sapidi i primi: ribollita, minestra di farro con il fagiolo scritto lucchese, pappardelle con ragù di carne, spaghetti piccanti (specialità della casa) e, in stagione, paste condite con tartufo bianco o marzolo. La grigliata mista di carni è cotta sulla brace del forno a legna e la bistecca è servita sul tagliere, come da tradizione. Altri secondi ricorrenti sono il brasato al Chianti, lo stufato di cinghiale o di lepre e la trippa alla contadina, variante locale della trippa alla fiorentina. Ampia e curata la scelta dei formaggi, serviti con mostarde e composte di frutta. La selezione dei vini toscani è ottima, meno esaltante la scelta delle altre regioni. Notevole la scelta di distillati, passione di Andrea. Il servizio, pur se molto cordiale, andrebbe forse un po' più curato. Consigliabile la prenotazione con largo anticipo.
Per BBQ4ALL: "La prima volta che sono stata all’Osteria “da Benito”, avrò avuto più o meno dieci anni e di quell’esperienza ricordo solo che tutta la mia famiglia uscì soddisfatta. Fino a poco tempo fa “da Benito”, conosciuto qui in zona anche solo come “Benito”, era per me un’esperienza fatta da bambina della quale avevo rimosso quasi tutto, finché non ho cominciato a sentirne parlare anche da persone “forestiere”: liguri, veneti, milanesi. E sono rimasta abbastanza stupita.
Per capire il mio stupore, tocca fare una precisazione e dare qualche nozione storica e geografica: se non siete mai stati a Orentano (provincia di Pisa), luogo in cui si trova l’Osteria da Benito, è giusto che sappiate che della Toscana che vi aspettate voi “stranieri” quel posto non ha niente. Niente. Nessuna collina verde, nessun cipressetto, nessun oliveto caratteristico. Solo pianura,di origine paludosa. In quei luoghi era presente il più grande lago della Toscana, il lago di Bientina, che venne prosciugato nel 1859 per consentire lo sfruttamento agricolo del territorio. Di quel lago rimane il ricordo effimero ogni volta che piove in maniera abbondante, poiché quelle zone si trasformano in una vera e propria palude.
Non è un bel posto.
Qualche estate fa, oltretutto, queste zone furono tristemente famose perché dal terreno concimato esalavano fumi malodoranti.
Di questi posti (e dei paesi limitrofi, come Bientina e Buti) parlò anche il Carducci, con parole non proprio lusinghiere:
Brutto borgo è Buti: a valle
Tra le rocce grige e ignude
Il Riomagno brontolando
Va di Bientina al palude
Avrete quindi capito il perché della mia reazione sorpresa nello scoprire quanto fosse famoso “Benito”: non è esattamente il luogo in cui ti aspetti di trovare turisti. Tantomeno l’osteria è il posticino caratteristico che, visto da fuori, ti invita ad entrare carico di aspettative.
Onestamente, sembra un circolo Arci: a parte un’insegna sull’esterno, non c’è niente di accattivante o particolarmente colorato all’ingresso; per trovarlo devi farci attenzione. Entri e sulla sinitstra vedi il braciere in muratura, su cui campeggia la scritta “dal 1987”. E fermi a quell’anno sono rimasti: i tavolini sono apparecchiati in modo spartano, con le tovaglie a quadretti e i fiaschi di vino con la paglia. A prima vista sembra proprio uno di quei posti un po’ sfigati in cui non entra mai nessuno, se non qualche anziano cliente del luogo.
Il cameriere ti fa accomodare e a quel punto ti accorgi, però, che pur essendo un tranquillo giovedì (siamo andati per l’ora di pranzo, circa le 12.30) tutti i tavoli sono prenotati. Infatti di lì a poco il locale si riempirà, smentendo in modo clamoroso l’etichetta di sfigato che, in modo frettoloso e cedendo forse a uno atteggiamento troppo snob, gli avevo affibbiato. Mea culpa.
Ed è così, in un tranquillo giovedì di agosto e in un luogo lontano anni luce dal turismo fighetto della Toscana, che inizia la mia esperienza da Benito, insieme ad un’amica che mi accompagna.
Non esiste un menù. E’ il cameriere che ti elenca quello che puoi ordinare:Antipasto misto toscano (crostini e salumi misti)
Spaghetti piccanti
tordelli lucchesi al sugo di pomodoro
paccheri al ragù di carne
zuppa pisana di cavolo nero
rosticciana
salsicce
bistecca
bistecche di maiale
Scegliamo di saltare l’antipasto (con nostro rammarico perché i crostini al patè di fegatini sembravano invitanti) e optiamo per due primi: spaghetti piccanti e tordelli lucchesi (sì, tordelli con la d, un tipo di pasta ripiena di carne che può avere forma tonda, a mezzaluna o quadrata, che assomiglia al raviolo) al sugo di pomodoro.
Sul tavolo un cestino di focaccia fresca ci tenta e noi cediamo alla tentazione, ingannando così l’attesa.
In realtà non dobbiamo aspettare troppo, nel giro di qualche minuto arrivano i nostri primi. Gli spaghetti sono al dente, conditi generosamente con un sugo al pomodoro piccante decisamente buono. Il sugo è genuino, saporito, rustico, corposo. L’informalità del luogo mi spinge a fare ciò che il galateo, in posti meno alla mano, mi vieterebbe: la scarpetta. Vale lo stesso per i tordelli, che presentano un condimento simile ma non piccante: cottura perfetta, sapore appagante, scarpetta finale.
Dopo aver mangiato i primi, capisco quindi perché i miei nonni, tanti anni fa, uscirono dal locale contenti: le porzioni sono abbondanti, non quelle due forchettate al centro di piatti enormi nei locali alla moda, e i sapori sono esattamente quelli che ti aspetti quando entri in un’osteria toscana. Sono casalinghi, sono genuini: se cercate la ricercatezza di sapori audaci non è queso il posto adatto. Ma se volete veramente mangiare toscano come si mangia da secoli qui da noi, siete nel luogo giusto.
Finito il primo, attendiamo un quarto d’ora e arriva la bistecca.
E’ presentata così: bistecca. Senza tanti fronzoli o cerimonie. Al momento dell’ordinazione non ti viene chiesta la cottura, perché danno per scontato che tu la voglia al sangue. Se desideri una cottura diversa, devi specificarlo tu al cameriere: noi scegliamo di non dire nulla e lasciamo fare a loro. All’arrivo la bistecca si presenta benissimo: già tagliata in un piatto di portata, su cui è adagiato anche l’osso per permettere ai commensali più intraprendenti di azzannarlo senza pietà.
E’ alta tre dita (le mie dita, quindi circa 5/6 cm), ma vi assicuro che non è carpaccio.
All’interno è al sangue, ma non fredda. La crosticina esterna è ben formata e croccantina. L’evidente sfumatura dal grigio al rosa intenso fa pensare a una cottura tradizionale (come saprete, cuocerla dopo ore di reverse searing rende il colore interno molto più omogeneo).
Tuttavia al taglio si presenta morbida, lo stesso si può dire alla masticazione. Sono quasi del tutto assenti i fastidiosi pezzi di tessuto connettivo che spesso rovinano il momento della degustazione quando si mangia una bistecca. Il sapore è buono, la carne è sufficientemente succosa. La crosticina forse un po’ amarognola, ma nell’insieme non risulta sgradevole. Il sapore NON è ferroso.
Non sentiamo il bisogno di condirla con l’olio e il sale che ci hanno portato. La sapidità è giusta.
La mangiamo quasi tutta, poi ci arrendiamo alla sazietà. Quando il cameriere viene a ritirare il piatto, approfitto per chiedergli la provenienza della carne. Risponde che lì di solito usano carne francese allevata in Italia, come Limousine o Chevrolet, ma forse voleva dire Charolaise. Non Chianina.
Ci alziamo rinunciando al dolce e al caffè, perché veramente sazie. Ma non solo: appagate, contente. La bistecca non sarà “firmata”, non sarà famosa, non sarà blasonata né citata nelle riviste ma è buona: cotta in modo tradizionale, quindi i puristi saranno felici (anche se non è di chianina), ma onestamente è una delle migliori bistecche che abbia mai mangiato in un’osteria toscana. Ne ho mangiate di migliori? Certamente. Ma credetemi, ne ho mangiato di ben peggiori in posti molto più promettenti di questo.
Non vi aspettate particolari contorni: solo insalata o fagioli cannellini lessati e conditi con olio sale e pepe.
Il prezzo è di 25 euro a testa
(ma solo durante la settimana il menu è a prezzo fisso, nel weekend si paga alla carta).
Concludendo, come ho già avuto modo di scrivere altrove, è sempre e solo un discorso di aspettative: Benito ti dà molto di più di quello che entrando ti aspetti. E lo fa senza strizzare l’occhio al turista, senza cercare di compiacerlo o di stupirlo con effetti speciali. Rappresenta la vera Toscana e i suoi abitanti: schietti, spietatamente sinceri, alla mano, crudi come Ceccherini nei film di Pieraccioni. Non a tutti può piacere questa voluta ricercatezza della sostanza senza dare alcun peso -o quasi-alla forma. Andate altrove se cercate i salamelecchi, la clientela chic, la bella gente che fa cose, incontra persone, stringe relazioni. Qui troverete le famiglie con i bambini e i nonni che parlano solo in vernacolo, le signore anziane con la messa in piega appena fatta dalla parrucchiera sotto casa che ancora usa i bigodini, gli amici di una vita che si divertono a fa’ le bischerate, le buone forchette che vogliono il piatto pieno e inorridiscono di fronte ai menu di assaggio.
Non ci sono vie di mezzo con “Benito”. O lo amate o lo odiate. Ma se volete dire di sapere davvero come si mangia in Toscana, questo è uno dei posti in cui dovete assolutamente andare."
ANTIPASTI
in tipico stile toscano con salumi (salame, prosciutto, pancetta..), crostini (con sugo di carne e caldi con mozzarella e pomodoro),crostini di polenta con funghi, farro con verdure, riso freddo, cipollotti e olive, fagioli (cotti nel forno a legna) con cipolla fresca
PRIMI PIATTI
per gli amanti del piccante gli spaghetti alla puttaniera sono vivamenete consigliati , altrimenti sono proposte specialita toscane con funghi, ragu ecc… così come zuppe..
SECONDI PIATTI:
Qui arriva il bello, la bistecca alla fiorentina, alta, tenera e un po rossa è il punto di forza di questo locale, te la portano con l’osso in bella vista (facoltativamente da spolpare..) è una LIBIDINE TOTALE. Poi in alternativa possono essere preparate alla brace (gestita direttamente dal propietario Andrea Francioni) tutti i tipi di carne. Dalla grigliata mista, al filetto ecc… Per gli amanti delle cose classiche ci sono anche le varie scaloppine ecc…
BEVANDE:
Il vino della casa te lo portano in ‘fiasco’ da un litro e mezzo, ma si puo scegliere tra qualche buona etichetta sia rosso che bianco
DOLCI:
preparati direttamente dal ristorante e non confezionati o surgelati, buone le varie torte della nonna e del nonno, cioccolate e pere, ecc
PIZZA
Oltre a quanto descritto in precedenza, la trattoria da benito fa anche pizzeria al tavolo e da asporto a prezzi davvero modesti (una margherita gira sulle 4 euro)
La spesa complessiva si aggira sui 30 35 Euro e di certo non si esce con la fame. Spesso capita di vederci persone del mondo dello sport (io ho visto Cristiano Doni giocatore di sampdoria e atalanta, Rui Costa Giocatore di milan e fiorentina). Ultimo avviso PRENOTARE CON ANTICIPO DI QUALCHE GIORNO altrimenti non troverete posto, nonostante che il locale sia grande.
Provatelo e mi farete sapere……………..
Il giudizio non lo saprei dare ma quando ti portano quella superbistecca alla fiorentina pensi al paradiso… TRE GANASCE E MEZZO"
Entusiasti, manifestiamo l’intenzione di andare ad Orentano a sperimentare la locanda delle meraviglie la sera stessa.
“Scordatevelo!” ci risponde sardonico. “Si prenota almeno con quindici giorni di anticipo alla trattoria da Benito!”.
A noi arride la fortuna del principiante o semplicemente giocano a nostro favore i buoni propositi altrui per il 2018, formulati a pancia piena dopo cenone di San Silvestro e pranzo di Capodanno e disattesi di lì a breve.
Il 2 gennaio è, però, giorno di sobrietà e così troviamo miracolosamente posto alla Trattoria da Benito, comunque al massimo della sua capienza.
Le aspettative sono alte, ma vengono onorate. Anzi, se la trattoria da Benito è universalmente lodata per la carne, a me sono sembrate spettacolari anche le zuppe.
E dire che ero già sazia dopo l’antipasto, prenotato per me sola, ma diviso in tre perché abbondantissimo.
La ricca selezione di affettati era infatti molto valida e l’insalata di farro sfiziosa, ma il vero capolavoro erano i fagioli cannellini con la cipolla: ne avrei mangiati a centinaia.
C’erano poi tre crostini caldi: ne ho gradito uno all’olio di oliva, buonissimo in zona, e un altro con scamorza e tartufo. Di quello con i fegatini, che detesto, si è rallegrato Marco.
Le olive nere, amarissime, e i cipollotti completavano, per me solo cromaticamente, il ricco insieme.
Dalla zuppa toscana non mi aspettavo molto. Invece mi ha fatto sognare per la sapienza con cui i sapori si amalgamano e concorrono a creare un delizioso insieme che riscalda la gola e intride di sè le fette di pane tostato a completamento il piatto (per i celiaci basta evitare questa sovrapposizione finale).
In confronto, i tortelli alla lucchese di Marco, un trionfo di carne macinata serbata nel prezioso interno e anche nella salsa, per potenziare il sapore del sugo, apparivano più ordinari.
Poi, finalmente, è arrivata la scenografica bistecca, generosamente irrigata di olio e spezie, quasi cruda, come da copione, ma tenerissima in maniera incredibile.
Storia e preistoria si fronteggiano: da una parte la tagliata, da redistribuire fra i tre commensali, dall’altra l’osso, altissimo, da spolpare in maniera anche coreografica.
Insomma, alla trattoria da Benito di Orentano abbiamo vissuto un’esperienza gastronomica da raccontare ai nipoti!"
Per Luciano Pignataro: "A Firenze non lo ammetteranno mai, ma una grande fiorentina si mangia bene anche fuori città. Mettiamo Da Benito a Orentano, frazione di un paesino fuori dalle rotte turistiche vicino Montecatini dove per 30 euro ti spari una zuppa, una bistecca e un contorno. Che sapori, che piacere: ecco perché è sempre pieno, nonostante qui bisogna arrivarci, passare è impossibile
Paese di emigranti, come tutti quelli dell’Appennino italiano, Benito aprì questo posto negli anni ’60. Andrea Francioni iniziò a bazzicare tra i tavoli da piccolo negli anni ’70 quando usciva da scuola. Allora i lavoretti come questi erano il vero doposcuola dell’Italia con il pil a due cifre. Morto Benito, la moglie Marcella portò avanti la baracca con l’aiuto di Andrea fino a che un giorno gli disse: “Basta, mi ritiro, ora tocca a te”
Da allora Andrea è sempre stato vicino alla brace seguendo iuna formula immortale, una delle basi che fanno grande la base della piramide della cucina italiana: crostini toscani, zuppa del giorno (noi abbiamo provato quella di cavolo nero e ne avremmo mangiato volentieri una vasca), bistecca cotta al sangue, dolce e fiasco di vino
La materia prima viene dal Veneto, da un allevatore che compra i vitellini in Francia e li cresce rivendendoli quasi tutti a Benito. D’estate è tanta la richiesta (c’è anche pizza però) che il giro si allarga.
In questo modo si entra e si mangia una bistecca come si deve, in una atmosfera pulsante di vita perché le due salette sono sempre zeppe ed è difficile trovare un tavolo.
Dunque, o viandanti, quando andate e venite dalla Versilia, vi conviene fare tappa qui. Noi l’abbiamo fatta e abbiamo goduto come ricci, saltando il dolce che però vi documentiamo perché fatto in casa.
E da bere? C’è una bella carta, ma noi ci siamo aggrappati a questo fiasco, e in mona tutti gli anofighetti:-)"
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