lunedì 26 dicembre 2022

Campagna - CHIUSO (83) ⛔️ - Trattoria Campagna (Arona): Un Pezzetto di Cuore tra i Boschi del Vergante

 Campagna - by Passione Gourmet

CHIUSO


Voto: 83
Numero di visite: 4
Ultima visita: 06/2007
Fascia di prezzo: 30-45
Guide e recensioni: Osterie d'Italia, Golosario, Michelin, Alice, Touring, Passione Gourmet

-Arona- (NO)


Trattoria Campagna (Arona): Un Pezzetto di Cuore tra i Boschi del Vergante 🌳🍷🏚️


ATTENZIONE: Il locale è definitivamente chiuso.

Ubicata nella quieta frazione di Campagna, a pochi minuti dal centro di Arona e a due passi dall'imponente statua del San Carlone, la Trattoria Campagna dei fratelli Zanetta è stata per anni una sosta preziosa. Una casa di inizio Novecento trasformata in un rifugio gastronomico luminoso e accogliente, dove la frescura del giardino estivo e il calore degli arredi rustici creavano l'atmosfera perfetta per scoprire i sapori del Vergante e delle colline novaresi. 🏛️✨📍

L'esperienza a tavola e i ricordi di famiglia 🍽️👨‍👩‍👦

Ho frequentato questo locale per ben quattro volte, conservando un legame affettivo profondo che va oltre il semplice giudizio culinario. La mia ultima visita risale al:

06/2007 --- 🕰️. Un luogo che ha segnato la storia della mia famiglia: restano indelebili le immagini di mio figlio Filippo che, a soli 11 mesi (04/2000), gustava con entusiasmo i piatti di questa cucina straordinaria. 👶🍝🥇

  • L'Antologia degli Antipasti: Si veniva qui per la freschezza incredibile delle verdure, declinate in frittate, terrine, aspic e uno strudel caldo memorabile. Senza dimenticare i salumi di pregio: lardo, coppa, culatello e il tipico fidighin. 🥓🥦🥇

  • I Primi della Tradizione: Le paste tirate a mano erano il fiore all'occhiello. Dai tagliolini al ragù di coniglio o d'anatra ai tortelloni con melanzane e zucchine. Una menzione speciale va alla pasta e fagioli, un classico quasi sempre presente e di esecuzione magistrale. 🍝🫘🥇

  • Secondi di Carattere: Spiccava il tipicissimo tapulone d'asino e l'originale coniglio dous e brusch (preparato con cioccolato, aceto e amaretti). Ottimo anche il coniglio grigio di Carmagnola e il pesce di lago come lavarelli e trote. 🥩🐰🥇

  • Dolci e Cantina: Chiusura in dolcezza con crème brûlée, semifreddi al Grand Marnier o la tradizionale pesca sciroppata all'amaretto. La cantina offriva il meglio dei colli novaresi, con un occhio di riguardo per il Gattinara. 🍰🍷🥇

Note e Malinconia ✨😔

La Trattoria Campagna non era solo un ristorante, ma un punto di ritrovo storico per gli aronesi e per chi cercava rifugio dall'afa estiva sotto i suoi glicini e platani. La chiusura di questo locale, avvenuta ormai diversi anni fa, ha lasciato un vuoto nel panorama gastronomico del Lago Maggiore. È un pezzo della nostra storia che se ne è andato, ma i sapori e l'accoglienza dei fratelli Zanetta rimarranno sempre tra i ricordi più cari. 🛋️🌿💔

Cosa dicevano le Guide: Tra Tradizione e Ambizione 📖

Il locale era ampiamente celebrato per la qualità delle materie prime e la costanza della gestione:

  • Osterie d'Italia 2006: Definiva Campagna una "preziosa trattoria", lodando la capacità dei fratelli Zanetta di rinnovare costantemente l'energia di una gestione storica. 📚🌟🥇

  • Il Touring: Esaltava la ristrutturazione intelligente della struttura e la ricerca meticolosa dei formaggi piemontesi e dei salumi (dal culatello di Zibello al salame di Felino). 📚🧀🥇

  • Passione Gourmet: Riconosceva al locale notevoli ambizioni e una materia prima di qualità superiore (come il coniglio grigio di Carmagnola), definendola una piacevole e intrigante sosta sul crinale del Vergante. 📚🐇✨🥇

  • Alice: Poneva l'accento sulla "cucina evoluta" capace di accostare il foie gras alla più semplice e confortante pasta e fagioli. 📚🍲🥇

Il Verdetto del Recensore 🧐

La Trattoria Campagna riceve un punteggio storico di 83 punti. Una valutazione che premia l'eccellenza di una cucina capace di emozionare e la bellezza di un luogo che sapeva di casa. La visita del giugno 2007 resta l'ultimo capitolo di una storia bellissima scritta tra i boschi sopra Arona. 🏅

Punteggio: 83 punti 🏅 (CHIUSO) Merito: L'aver saputo coniugare la semplicità dell'osteria di borgo con una ricerca della materia prima di altissimo livello. Cosa ci mancherà: Il fresco del giardino, il sapore del tapulone e i pranzi domenicali che hanno visto crescere la nostra famiglia. 🌳🥩👨‍👩‍👦 Piatto del cuore: Tagliolini al ragù di coniglio e Coniglio dous e brusch. 🍝🐰🥇 Atmosfera: Quieta, rustica e profondamente accogliente. ✨🕰️🏛️



















Dal sito Passione Gourmet:








Per Osterie d'Italia 2006: "Condotta dai fratelli Zanetta con capacità e un'energia che, nonostante i molti anni di attività, appare sempre rinnovata, Campagna è una quieta, preziosa, trattoria ubicata in una casa di inizio Novecento a pochi chilometri da Arona. All'interno troverete arredi rustici ma curati, d'estate, invece, sarà la frescura del giardino a predisporvi al desinare. La formula è la stessa adottata da sempre, perché i consensi ottenuti certo non invitano a modificarla: un menù che varia spesso e preparazioni tradizionali alle quali si affiancano gradevoli innovazioni. Fra gli antipasti si può apprezzare la freschezza delle verdure (frittate, torte salate, terrine, aspic o strudel caldo) o la sapidità dei salumi (lardo, coppa, culatello, prosciutto crudo, fidighin). Quindi largo alle paste tirate a mano, dalle tagliatelle ai porri ai tagliolini al ragù di coniglio o con sugo di anatra o con bietole e ricotta, ai tortelloni con farcia di melanzane e zucchine. Sempre consigliabile - e quasi sempre presente - la pasta e fagioli, o qualcuno dei molti risotti. Tagliate e filetti di fassone appena speziati, il tipicissimo tapulone d'asino, il coniglio dous e brusch (con cioccolato, aceto e amaretti) o con patate e peperonata oppure pesci come trote, lavarelli, baccalà costituiscono le valide proposte dei secondi. Si chiude con formaggi locali e nazionali e con i dolci suggeriti dall'estro della cuoca: semifreddi, crème brûlée, cassata, torte. In cantina una bella selezione di etichette piemontesi, con doveroso riguardo per i vini dei colli novaresi e i Gattinara."

Per il Touring: "L'osteria prende il nome dal piccolo borgo di Campagna, a soli cinque minuti dal centro di Arona. In passato punto di ritrovo conviviale per gli aronesi, la struttura originaria, ristrutturata con intelligenza e buon gusto, è oggi una trattoria luminosa e accogliente. Tra le proposte troverete gusti e profumi della cucina tradizionale, in cui l'accurata scelta delle materie prime si unisce a un pizzico d'inventiva. Da provare la pasta fresca, fra cui spiccano i tortelli o tagliolini con le erbe di campo. I salumi sono di pregio e spaziano dal culatello di Zibello al salame di Felino. Anche i formaggi sono frutto di un'attenta ricerca fra quanto di meglio offre la produzione piemontese. Tra le specialità, i risotti, e d’inverno, il tapulone. Per finire, i dolci, rigorosamente fatti in casa. Il livello della cucina è degnamente sorretto dalla carta dei vini"

Per Passione Gourmet: "Siamo a Campagna, frazione di Arona, posta sul crinale del Vergante e vicinissima alla imponente statua di San Carlo di Borromeo. Luogo dove recarsi in cerca di fresco nelle calde e afose serate estive sul lago Maggiore. Un luogo immerso tra glicini e platani da sempre ritrovo per gli aronesi. Un luogo recuperato e ristrutturato nei primi anni 90. Una trattoria semplice, ben impostata, ma con notevoli ambizioni , tanto da voler proporre una cucina più ricercata, di qualità maggiore.
La materia prima è di prima qualità, non a caso abbiamo gustato un tenace e piacevole coniglio grigio di Carmagnola all’agro e patate. Le preparazioni però risultano essere meno incisive della qualità della materia prima, forse condizionate da una tecnica non ancora completamente a punto.
Alla Trattoria Campagna potrete gustare un’ottima, è il caso di dirlo, pasta e fagioli così come dei buoni agnolotti di faraona con burro di montagna, penalizzati dall’eccessiva cottura che ha fatto sfaldare la metà degli agnolotti nel mio piatto. Solo discreto il risotto con funghi porcini e finferli, un pochino penalizzato nella carente mantecatura, per fortuna senza troppi grassi aggiunti. Buono e goloso il cappello del prete brasato all’aceto così come ottimo il coniglio grigio di Carmagnola, insieme alla pasta e fagioli il piatto della serata. Buoni i dolci, la creme brulèe cosi come il semifreddo al Grand Marnier ma è la pesca sciroppata all’amaretto che, tradizione pura, la fa ancora da padrone.
Servizio attento, simpatico e presente. Carta dei vini principalmente incentrata sul territorio delle colline novaresi. Un buon locale che, con qualche attenzione in più, può risultare una piacevole ed intrigante sosta. L’attenzione alla qualità c’è, il resto si farà … almeno ce lo auguriamo!"

Per Alice: "Sopra Arona, tra i boschi, una trattoria dalla cucina evoluta (foie gras e proposte di pesce) ma che sa offrire anche pasta e fagioli. Ottima selezione di vini. In estate chiude solo il martedì e dispone di piacevoli tavoli all'aperto"
 

Da Marisa Al Castello (ora Alea Ristorante) (84) ❓- Alea Ristorante, già Da Marisa Al Castello: L'Avanguardia nel Castello di Castell'Alfero

https://ristorantealea.it/it/


Voto: 84
Numero di visite: 1
Ultima visita: 06/2016
Fascia di prezzo: 65-85
Guide e recensioni: Osterie d'Italia, Golosario, Gambero Rosso, Accademia Italiana Cucina, Alice, Touring, ReporterGourmet




Alea Ristorante, già Da Marisa Al Castello: L'Avanguardia nel Castello di Castell'Alfero  🧐 🍝 

Una scommessa coraggiosa riaccende le luci all'interno dell'imponente cornice del castello dei conti Amico, affacciato come un belvedere sulle colline dolci del Monferrato astigiano. Il locale, precedentemente noto come "Da Marisa al Castello" e poi brevemente riaperto come "Cafè del Conte Amico", ha intrapreso una totale rivoluzione a partire dall'estate del 2025, diventando ALEA RISTORANTE. La recensione si basa sull'unica visita storica effettuata nel 06/2016, naturalmente da Marisa al Castello, integrata con i dettagli della nuova gestione contemporanea che propone un fine dining accessibile e sperimentale. 🏰🌳

1: Gli Chef e la Visione 👨‍🍳👨‍🍳

Il nuovo corso di Àlea è guidato da un energico duo di talenti che si sono incontrati nelle cucine del celebre Disfrutar di Barcellona. Alessandro Bartoli, trentenne astigiano, esprime il suo istinto e sentimento soprattutto nella lavorazione delle proteine e dei vegetali; al suo fianco Giulio Canavese, trentacinquenne ligure, ingegnere convertitosi alla pasticceria in ALMA e formatosi in Francia e a Venezia, che porta nel progetto rigore tecnico e razionalità. Insieme lavorano sull'identità del territorio attraverso percorsi inclusivi e ponderati.

2: L'Ambiente e l'Allestimento 🛋️🌸

Gli interni del castello si presentano accoglienti, caratterizzati da un'ampia sala lilla con tovagliato candido. L'allestimento cambia a seconda delle stagioni, arricchendosi di dettagli vintage come le tazze con i centrini della nonna o farfalle di carta che volano incontro alla primavera. Le ampie finestre regalano una vista rilassante sul cortile interno, in attesa dell'apertura della terrazza panoramica dedicata al servizio bistrot.

3: L'Evoluzione dei Sapori 🧪🍽️

La proposta gastronomica attuale rappresenta una trasformazione contemporanea delle radici piemontesi. L'esperienza si apre con un "Aperitivo all'italiana" concettuale (fegatini di pollo camuffati da arachidi, taco-bruschetta con olive, sferificazione di tomino e un finto fusto di birra a base di tè earl gray sodato). Il menù prosegue celebrando la stagionalità e l'avanguardia tecnica.

4: I Piatti del Percorso 🌿🐟

La cucina mette in mostra una sequenza di portate creative e stimolanti:

  • Antipasti vegetali: asparago bianco cotto a bassa temperatura con tuorlo d’uovo, nocciole e grani di senape; carciofo con emulsione di mandorle, kefir e olio di foglie di fico. 🥦🥚

  • Il Fritto: fish and chips di acciughe impanate con chips a forma di lisca, da intingere in un dripping di salse (prezzemolo, nero di seppia, maionese) ispirato a Gualtiero Marchesi, accompagnato da un gel di carpione di ciliegie. 🐟🍟

  • I Primi: "risi e bisi" reinterpretati con spaghetti di riso mantecati con crema di piselli, caprino e menta; risotto classico con ostriche e Guinness. 🦪🌾

  • Il Secondo: faraona à la royal d’ispirazione classica francese, dalla consistenza scioglievole e dal fondo profondo e avvolgente. 🦆🔥

5: L'Arte Dolce e la Cantina 🍫🍷

I dessert confermano le alte aspettative grazie alla mano tecnica di Giulio. Dopo un predessert speziato con datteri, ras al hanout, gel alla sambuca e gelato allo yogurt, si passa a una banana split contemporanea. Il trionfo finale è un soffice soufflé al bergamotto appena sfornato, accompagnato da un rinfrescante sorbetto di pompelmo con zest d'arancia. La carta dei vini, strutturata con il supporto di Davide Canina, valorizza i piccoli produttori del Monferrato e include una sezione speciale dedicata al Monferace, il grignolino d'eccellenza invecchiato negli infernot Unesco. 🍇📜


Iconici: I Sapori che Valgono il Viaggio 📖

I piatti storici che hanno segnato la gloriosa eredità di Marisa Torta all'interno del castello e che restano impressi nelle memorie e nelle guide gastronomiche:

  • I Tajarin ai 30 rossi d'uovo: una pasta casalinga fantastica condita tradizionalmente con ragù di cortile, come da me provato nel 2016. 🍝🍳

  • Battuta di Fassona e Vitello Tonnato: i due assaggi di antipasti da me provati nel lontano 2016

  • Il Coniglio nostrano all'Arneis: pilastro della cucina monferrina classica. 🐇🥂

  • Gli Agnolotti della tradizione ai tre arrosti: la massima espressione della pasta ripiena astigiana. 🥟🥩

  • Lo Sformato di cardi con fonduta: piatto simbolo della stagione autunnale celebrato dal Touring Club. 🧀🌱


IL VERDETTO DEL RECENSORE 🧐

  • Punteggio: 84/100

  • Merito: Il coraggio giovanile di portare l'esperienza d'avanguardia del Disfrutar tra le mura storiche del Monferrato.

  • Perché andarci: Per vivere l'ambiziosa scommessa culinaria di due chef talentuosi all'interno di una cornice architettonica da dieci e lode.

  • Atmosfera: Sofisticata, romantica ed elegantemente sospesa tra il rigore sabaudo del castello e la freschezza primaverile degli arredi.



















Alcune immagini dal web dell'Alea Ristorante:


















Per Osterie d'Italia 2017: "Marisa Torta ha costruito la sua fama a pochi chilometri da qui, a Caniglie, nella trattoria Da Dirce, dove ha servito a lungo piatti di solida cucina monferrina. Da una quindicina di anni la trattoria si è consolidata in un elegante ristorante, all'interno dell'imponente castello dei conti Amico che domina Castell'Alfero. Nelle ampie sale o, se il clima lo consente, nella terrazza-giardino affacciata su un magnifico belvedere, potrete gustare ricette tramandate da madre in figlia.
Si inizia con gli antipasti freddi: un'ottima battuta al coltello, il vitello tonnato (10 €), l'insalata russa. Tra gli antipasti caldi segnaliamo il soufflé di baccalà e patate e l'autunnale tortino di patate e funghi. Le paste fresche sono casalinghe e contemplano i classici tajarin ai 30 rossi d'uovo (12 €), gli agnolotti della tradizione ai tre arrosti ed eccellenti gnocchi di patate con salsiccia di Bra. Se non è disponibile la finanziera, non mancate l'assaggio delle trippe in umido oppure del coniglio nostrano all'Arneis (15€) o, ancora, dell'interessante anatra al passito di Malvasia. Chiusura quasi d'obbligo con la coppa sabauda (8 €) o con mousse al cioccolato; consigliamo anche la panna cotta, di sapore squisito e consistenza perfetta. Esiste la possibilità di un menù degustazione a 40 euro che racchiude grandi classici di Marisa e prevede tre antipasti, primo, secondo e dessert. La carta dei vini è incentrata su prodotti del territorio e buone etichette del resto del Piemonte."

Per l'Accademia Italiana della Cucina:


Per Alice: "Nel castello circondato da una balconata dominante la pianura sottostante, una grande, antica sala di solida e sobria eleganza. La cucina è di grande livello, come sempre quando alla guida c'è Marisa Torta (ex Dirce di Asti). La gastronomia piemontese è espressa magnificamente dai suoi piatti: funghi e tartufo bianco quando è stagione, e poi carne cruda, flan con fonduta, tajarin, agnolotti, stracotto al Barbera, finanziera. Paste fresche e dolci sono fatti in casa. Molto interessante la cantina, tutta regionale"

Per il Touring: "Cucinava la nonna, cucinava la madre, ora cucina lei, Marisa, titolare di un'arte che ha ereditato e che sta trasmettendo anche al figlio Giacomo, che già collabora a tempo pieno con lei. Il ristorante ha una bella collocazione, in due splendide sale eleganti e aristocratiche all'interno del castello, con una piacevole vista sui dintorni. Tra i piatti più interessanti vanno sicuramente citati: gli agnolotti con sugo d’arrosto; i tajarin al burro con tartufo bianco d'Alba; lo sformato di cardi con fonduta e tartufo bianco; il brasato al barolo. Infine, bunet, panna cotta e coppa sabauda tra i dessert"

Questo la recensione del ReporterGourmet:"Alea: i due talenti passati per il Disfrutar che ora fanno fine dining accessibile nel Monferrato
Alea è una scommessa puntata sul territorio, un ristorante giovane e ambizioso, nato nell’estate del 2025 all’interno di una location ad alto potenziale: il castello di Castell’Alfero, su un belvedere che abbraccia le colline dolci del Monferrato astigiano. Il progetto ruota attorno a una brigata giovane con importanti esperienze formative alle spalle, a una cucina contemporanea e creativa, orientata alla sperimentazione e alla contaminazione, e al desiderio di proporre un fine dining accessibile.
Gli chef e la location
Gli interni sono accoglienti, con un’ampia sala lilla dal tovagliato candido, arricchita da piccoli dettagli come le tazze vintage con i centrini della nonna, che cambiano allestimento a seconda delle stagioni (ora sprigionano farfalle di carta che volano incontro alla primavera). Le ampie finestre si aprono sul verde del cortile, presto la terrazza verrà aperta con servizio bistrot, che proporrà piatti semplici, della tradizione, da godere avvolti da un panorama rilassante che racconta tutte le potenzialità di questo territorio.
Alla base del progetto di Àlea ci sono due figure centrali: Alessandro Bartoli, trentenne astigiano con alle spalle un importante percorso in ristoranti internazionali di alto profilo in Spagna (come le esperienze con Dani García, Ricard Camarena e, soprattutto, nel catalano Disfrutar) che esprime il meglio della propria abilità e identità nella lavorazione delle proteine (ma è evidente in alcuni piatti l’amore anche per i vegetali). Al suo fianco Giulio Canavese, 35 enne ligure, ingegnere convertitosi alla pasticceria dopo la formazione in Alma, un’arte consolidata in Francia con Georges Blanc, che poi ha perfezionato le tecniche di panificazione a Venezia da Enrico Bartolini, e oggi porta una visione tecnica e trasversale percepibile innanzitutto nei dessert, ma anche nei piatti salati.
I due si sono incontrati nelle cucine di Disfrutar, uno dei ristoranti più influenti al mondo, e questo spiega l’impronta sperimentale del progetto, seppur calata nel contesto decisamente diverso, per certi versi più complesso, del Monferrato. Nel 2022 Alessandro è tornato in Piemonte ed ha partecipato al bando per ottenere il castello di Castell’Alfero. “La sala era in condizioni difficili, è stato necessario guardare oltre, immaginare, avere una visione forte di come volevamo che diventasse”. Da sempre il desiderio di Alessandro era di tornare a casa, per nutrire il potenziale della provincia, spinto dall’amore per il patrimonio storico e romantico della città. “La possibilità di stare in un castello è affascinante”, dice, ricordando che da giovane, prima di essere totalmente assorbito dalla passione per la cucina, voleva fare il docente di storia in università.
Il progetto
L’approccio di Alessandro è più istintuale ed esperienziale, “La cucina mi ha sempre emozionato, l'apertura che consente verso nuove persone e esperienze”, dice, mentre Giulio è più razionale, strategico, e ci racconta che durante la prima esperienza in uno stellato ha pensato “voglio fare questo, ma prima è importante capire come ed è necessaria la giusta preparazione. Il sacrificio in cucina c'è e ci sarà sempre, bisogna essere disposti a farlo”. I ragazzi amano sperimentare, ma senza estremismi, l’obbiettivo è di costruire una stabilità di clientela, un buon equilibrio. Poi potranno alzare l’asticella, proporre anche piatti ancora più innovativi per capire insieme agli avventori la direzione da intraprendere. L’attenzione agli ospiti, al loro gusto è fondamentale, “l’evoluzione di Alea seguirà anche il rispetto per il territorio, che è un po' diffidente”. L’idea del bistrot in terrazza nasce proprio per avvicinare nuovi fruitori in una chiave più facile, che possa magari poi aprire curiosità sul format principale del locale.
L’attenzione per questa terra è evidente, i ragazzi hanno voglia di creare rete e lo fanno attraverso la scelta degli ingredienti, mantenendo alta l’attenzione per il lavoro che artigiani, agricoltori e cantine fanno per sostenere il Monferrato. “Facciamo cose abbastanza semplici, in linea col territorio, con gusti marcati. Di menù in menù cerchiamo di lavorare sull'identità, ma è necessario stare in limiti che consentano di mantenere standard stabili”. Dopotutto la brigata di cucina oggi è composta solo da questo energico duo, aiutato dal personale di sala e dal lavapiatti, di cui sottolineano l’importanza: “Diamo valore a tutto lo staff, anche chi lavora dietro le quinte, dei lavapiatti non parla mai nessuno”.
I momenti di costruzione dei nuovi menù, raccontano, sono quelli più critici, dove anche nelle brigate più affiatate si aprono conflitti, ma fa parte del processo creativo. Anche in questa fase Giulio è la parte pragmatica, che riporta Alessandro coi piedi per terra. “Discutiamo, poi ci riappacifichiamo, come in una relazione di coppia”. Giulio è più mente, Alessandro più sentimento. Giulio studia dettagli, costi, analizza i punti critici, razionalizza prima di provare a creare. Alessandro invece crea sperimentando. Il menù attuale è il risultato di questo primo anno di esperienza insieme. “Nel primo menù c'erano più idee, più estremi, siamo partiti un po' all'arrembaggio, era un percorso che non guardava in faccia il cliente. Questo invece è un percorso più ponderato, rassicurante e inclusivo”.
I piatti
La degustazione si apre con l’aperitivo all'italiana, una delle cose che mancano di più agli expat secondo la personale esperienza degli chef: le arachidi, le olive, un boccone di Piemonte e la birra, un assaggio di dolce vita, in chiave assolutamente personale e contemporanea che racconta, come un biglietto da visita, il percorso che i ragazzi hanno fatto in cucine di avanguardia, incarna una trasformazione delle radici, che non vengono abbandonate ma producono nuovi germogli. Le arachidi infatti sono fegatini di pollo, le olive le ritroviamo in un taco che è una sorta di bruschetta rivisitata, il peperoncino ripieno classico piemontese in realtà è una sferificazione con un cuore di tomino. Anche la birra non è ciò che appare, bensì un tè earl gray agli agrumi sodato che rinfresca la bocca preparando il palato ai piatti successivi.
Gli antipasti vegetariani raccontano la primavera in corso con un asparago bianco cotto a bassa temperatura, tuorlo d’uovo, nocciole e grani di senape, un comfort avvolgente con la sferzata della senape, e il carciofo con l’emulsione di mandrole e kefir, con l’olio di foglie di fico che valorizza una parte aromatica del carciofo inedita. Divertente il prosieguo con il fish and chips di acciughe impanate con le chips a forma di lisca, da intingere in un quadro di salse ed emulsioni (prezzemolo, nero di seppia, maionese) ispirato a un celebre piatto di Marchesi, dove il dripping diventa dipping.
Ottima l’idea del gel di carpione di ciliegie che alleggerisce il fritto e pulisce la bocca tra un assaggio e l’altro. L’abbinamento con il Grignolino mostra l’anima irriverente e profondamente radicata nel territorio dei due giovani chef. Per quanto riguarda i primi assaggiamo i “risi e bisi”, che lasciano l’impronta classica per trasformarsi in spaghetti di riso mantecati con crema di piselli, caprino e menta, e giocano su una texture diversa da quella tradizionale data dal morso dello spaghetto orientale, mantenendo però intatta la cremosità. Il risotto, questa volta classico per quanto riguarda la tecnica, propone invece un ricordo dell'Inghilterra, con ostriche e Guinness. Un equilibrio di sapori di intensità non facile da gestire, ma ben domato. Eccellente la tecnica della faraona à la royal d’ispirazione francese, scioglievole e con un fondo di cottura profondo e avvolgente.
Le alte aspettative relative alla parte dolce della degustazione non vengono deluse: partendo da uno speziato predessert con datteri, ras al hanout, gel alla sambuca e gelato allo yogurt, approdiamo ad una banana split contemporanea e concludiamo con un trionfo. Il soffice souffè al bergamotto appena sfornato, profumatissimo, accompagnato dal sorbetto di pompelmo con zest d’arancia è un finale perfetto, goloso ma allo stesso tempo rinfrescante, un saluto che sancisce un arrivederci. L’energia è tanta, il potenziale di sviluppo ampio, Alea è oggi un ristorante in piena crescita, si percepisce una direzione chiara e ambiziosa, e l’evoluzione della sua identità in questo primo anno di attività è già visibile. “Tutto è molto dinamico, continuiamo ad evolverci”, Alessandro e Giulio riconoscono quanto il territorio che li ospita abbia da esprimere e desiderano fortemente valorizzarne le eccellenze, creando col loro lavoro quotidiano un posto “vivo”. “Questa è la nostra realtà, è ciò che siamo, abbiamo ancora molto da migliorare, ma per capire se stiamo facendo bene ci affidiamo all'occhio esterno, sono necessarie persone che assaggiano ed escono soddisfatte”.
Anche la carta dei vini è in strutturazione e rappresenta una scelta identitaria, creata con il supporto iniziale di Davide Canina, sommelier di spessore oggi anche vigneron, e contiene tante etichette di piccoli produttori, chicche enologiche che completano l’esperienza. Giulio si è appassionato al territorio anche grazie al vino e sta lavorando ad una nuova sezione sul Monferace, un grignolino d’eccellenza, che nasce custodito dagli infernot riconosciuti Patrimonio dell’Unesco. Dalle parole di Alessandro e Giulio traspare un grande senso di responsabilità e un investimento sincero, vogliono farsi carico del territorio, e nessun dettaglio va trascurato in questo lavoro di ricerca e valorizzazione. Alea iacta est. Questi due giovani hanno accettato una scommessa coraggiosa, aprendo un ristorante che cresce cercando costantemente il giusto equilibrio tra ambizione e realtà, tra ricerca e autenticità. E, come un buon vino, la sua maturazione è solo all'inizio. Attendiamo con curiosità le sfumature con cui si colorerà il progetto nella sua evoluzione.

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