giovedì 19 marzo 2026

Osteria Lagrandissima (97) 🧔🧔🧔

Osteria Lagrandissima - Instagram 


Voto: 97
Numero di visite: 1
Ultima visita: 03/2026
Fascia di prezzo: 33-53
Guide e recensioni: Golosario, Gambero Rosso, FuoriCasello, PecoraNera, Dissapore, PuntarellaRossa, ViviMilano, IlGiornale, Flawless.Life, MilanoToday
 
-Milano- (MI) 


Quasi in Campagna, ma al settimo cielo: l'Osteria Lagrandissima a Milano 🌿 🧔‍♂️

Esistono serate in cui, nonostante la solitudine del viaggiatore, la tavola sa trasformarsi in un abbraccio caloroso. Questa sera, 19/03/2026, per festeggiare la festa del papà, mi sono spinto fino alla periferia nord-est di Milano, lungo il Naviglio Martesana. Qui, dove la città sfuma in un'atmosfera "quasi di campagna", ho trovato una delle esperienze più folgoranti degli ultimi tempi. Un locale che non a caso vanta i Tre Gamberi della guida Gambero Rosso 2026. 🥂🛶🏙️


1: Un'Ex Tabaccheria dal Cuore Contemporaneo 🏪 💎

L'Osteria Lagrandissima occupa gli spazi di una vecchia rivendita di quartiere, oggi trasformata in un salotto sobrio e luminoso. L'accoglienza di Gianmaria e del giovane staff è il vero "plus": un servizio fresco, rapido ed empatico che ti fa sentire a casa fin dal primo istante. Il design è minimalista, con toni chiari che lasciano la scena al vero protagonista: il cibo. Una menzione d'onore va al giardino interno, un cortile "vecchia Milano" che promette magie durante le sere estive. ✨🛋️🌿

2: Il Calendario delle Visite 📅

Una sosta singola ma definitiva, capace di riscrivere le gerarchie della ristorazione urbana:

  • 03/2026: Una cena che ha rasentato la perfezione, dove ogni boccone ha raccontato una storia di ricerca e passione. 📅🌙

  • Riconoscimenti: Con un punteggio di 97 punti, il locale entra nell'Olimpo dei miei preferiti, confermando il titolo di "Radioso" assegnato dal Golosario. 🧔‍♂️🧔‍♂️🧔‍♂️🏅

3: La Lingua che Provoca Dipendenza 👅 🥩

L'apertura è stata un vero e proprio shock gastronomico: Cotoletta di Lingua con Bagnetto Rosso. Un piatto inserito in carta da pochissimi giorni ma già destinato a diventare un'icona. La morbidezza della lingua, la croccantezza della panatura e la spinta acida del bagnetto creano un equilibrio da lacrime. Attenzione: crea una reale dipendenza. Ho terminato poi la cena con i Bignè farciti con Patè di Fegatini, Cipolla Caramellata e polvere di Taggiasca; un'esplosione di sapori che rimangono impressi sul cuore. 🍘🍷🥇

4: La Sfoglia Perfetta di Francesca 🍝 💪

Il cuore pulsante de Lagrandissima è la pasta fresca, tirata a mano con una maestria d'altri tempi. Ho scelto i Maltagliati di Grano Saraceno al Pesto di Aglio Orsino, un piatto nato quasi per caso ma benedetto dal gusto: la ruvidità del saraceno sposa perfettamente la nota erbacea e selvatica dell'aglio orsino. Tra le proposte spiccano anche i plin serviti nel tovagliolo, un ritorno al gesto antico di mangiare con le mani che esalta l'essenza del ripieno. 🥟🌿🌾

5: Una Cantina Indipendente (con un piccolo ma) 🍷 🍺

La carta dei vini è una raccolta viva di etichette naturali e artigianali, ospitata in una suggestiva dependance sul fondo del cortile. Se la qualità è indiscutibile, ho notato ricarichi piuttosto elevati sui calici, motivo per cui ho ripiegato su un'ottima (ma non economica, 8 euro) birra artigianale. È l'unico dettaglio che impedisce al locale di raggiungere il punteggio massimo, pur restando su livelli di eccellenza assoluta per rapporto qualità-prezzo sul cibo. 🍺🍇📉


Iconici: I Sapori che Valgono il Viaggio 📖

Oltre alle mie scelte, le guide e gli habitué segnalano piatti imperdibili che definiscono l'identità del locale:

  • I Plin al Tovagliolo: Da mangiare rigorosamente con le mani, come vuole la tradizione piemontese.

  • L'Asino Tonnato: Una variante audace e riuscitissima del classico vitello.

  • La Salsiccia di Pecora: Un ingrediente "povero" nobilitato da una tecnica sopraffina.

  • La Paris-Brest: Per chiudere in dolcezza con un classico della pasticceria eseguito con rigore.


RICONOSCIMENTI 🧔‍♂️

Barbe di Merito: Tripletta di Barbe di Merito per la Cotoletta di Lingua (una folgorazione), per la gestione magistrale della pasta fresca fatta a mano e per la capacità di creare un'oasi di autenticità e calore umano nella periferia milanese. 🧔‍♂️🧔‍♂️🧔‍♂️🏅


IL VERDETTO DEL RECENSORE 🧐

Osteria Lagrandissima ottiene 97 punti. È il trionfo della cucina sincera e verace, capace di innovare senza mai perdere il contatto con le radici. Davide Esposito in cucina e Gianmaria in sala guidano un progetto giovane e dinamico che è già una realtà consolidata della "Milano da mangiare". Nonostante il piccolo neo sui prezzi della cantina, si esce con il sorriso e la voglia di tornare immediatamente. UN'OSTERIA CHE TOCCA IL CIELO CON UN DITO. 🏅

Punteggio: 97 punti 🏅 Merito: 3 Barbe di Merito per la lingua, la pasta fresca e l'atmosfera autentica. Perché andarci: Per riscoprire il piacere di una trattoria moderna dove la qualità della materia prima non accetta compromessi. 🌿🍝👔 Atmosfera: Informale, calda e rassicurante; un rifugio di pace lungo la Martesana che sa di casa e di eccellenza. ✨🕰️🏡

Soste del Cuore Festeggiare la festa del papà qui è stato il regalo più bello che potessi farmi: un bignè ai fegatini vale più di mille parole.
























Alcune immagini dal web:




















Per il Gambero Rosso 2026, 3 Gamberi: ""Quasi in campagna", recita il sottotitolo, e anche se siamo nella popolosa periferia nord-est di Milano, lungo il Naviglio Martesana, il tono è proprio quello: quiete, misura, accoglienza sincera. Il locale, annunciato da una tenda blu, occupa un'ex tabaccheria di quartiere, ristrutturata con gusto sobrio: dehors semplice, interni minimal, una piccola sala cantina in fondo, perfetta per una cena tra amici. Alla guida tre giovani soci e amici dall'università, affiancati da un gruppo di collaboratori altrettanto giovani e motivati, che hanno saputo far crescere questo progetto con coerenza e identità, rafforzandolo nel tempo. La cucina guarda con rispetto alle radici lombardo-piemontesi, con felici scorribande a Sud e al mare, proponendo sapori solidi, eleganza rustica e soprattutto piatti meno visti. Il menu si apre con i nervetti in insalata, puliti, fragranti, o con terrine e insalate russe eseguite con rigore e tecnica. Poi la pasta fresca, vero cuore del progetto: tra tutte, i plin serviti nel tovagliolo e da mangiare con le mani, felice ritorno a un gesto dimenticato che esalta l'essenza della sfoglia e del ripieno, ma pure le tagliatelle con il ragù bianco. Tra i secondi, la salsiccia di pecora sorprende per equilibrio e profondità, rilettura riuscita di un ingrediente trascurato. I formaggi sono selezionati con cura, i dolci ben dosati e precisi (da provare la Paris-Brest). La carta dei vini è una raccolta viva e personale di etichette artigianali italiane e internazionali: indipendente, non modaiola, con ricarichi onesti e attenzione al racconto, un invito a uscire dalle vigne conosciute per provare qualcosa di nuovo e insolito. I distillati meritano per selezione e originalità. Il servizio, fresco e partecipe, si distingue per competenza, misura, capacità di guidare senza mai sovrapporsi. Una trattoria urbana e contemporanea che lavora con convinzione sulla memoria e sul futuro, capace di maturare senza perdere libertà, né cedere alle mode imperanti e al business. Un indirizzo da tenere d'occhio."


Per il Golosario 2026, locale radioso: "Nata dalla passione di cinque giovani amici questa osteria si trova, come dice anche l'insegna, quasi in campagna, nella zona che, dopo NoLo, va verso il confine della città, a pochi minuti da Sesto San Giovanni, Cologno Monzese e Vimodrone. Nelle due salette raccolte, l'ambiente è quello di un'osteria contemporanea, con attenzione ai particolari e una cantina con centinaia di bottiglie esposte sugli scaffali. In tavola, i piatti della tradizione sono creazione di Davide Esposito, affiancato da Francesca Viterbo nella produzione di tutta la pasta fresca. Servizio cordiale e conto che lascia il sorriso. Bravi!
Piatti imperdibili: insalata russa alla piemontese; bignè ripieno con paté di fegatini di pollo, cipolle caramellate e olive taggiasche; plin (serviti alla piemontese) al tovagliolo; tagliatella al ragù di bufalo; trippa con pomodoro e Parmigiano; stracotto di pecora e purea di patate. Panna cotta con la composta di cachi
Prezzi medi: Antipasti 10; Primi piatti 15; Secondi piatti 16; Dolci 7"


Per FuoriCasello 2026: "L'Osteria Lagrandissima offre un'esperienza culinaria unica in una location incantevole, curata nei minimi dettagli. I clienti possono gustare prelibatezze nel verde della veranda all'aperto o nell'intima cantina, circondata dalla selezione di vini del locale. Il menu, attento alla scelta delle materie prime di stagione rinnova le tradizioni culinarie italiane, iniziate con la selezione di salumi e le panelle servite con cipolla agrodolce e fonduta. Per primo ottima la fregola con pesto di ortiche, peperoncino, legumi e finocchietto, a cui far seguire lo stracotto di agnello allo zafferano accompagnato dalla polenta fritta. Concludete la cena con la panna cotta abbinata alle pesche bianche."



Per PecoraNera: 
"OFFERTA
Dietro a questo progetto non ci sono grandi nomi né imprenditori di successo, ma alcuni amici che hanno scelto un angolo di periferia non ancora troppo battuto dalla gentrificazione per dare forma alla loro idea di ristorazione “quasi in campagna”, come recita il menù. Potrebbe sembrare l’avvio di una storia a uso e consumo di marketing; invece, è la grande sorpresa che avrete quando verrete qui e troverete un “vero” posto sincero e non quelle insegne un po’ artefatte dove si mette in scena una tradizione posticcia fatta di ricette di nonne in realtà mai esistite, come capita di trovare talvolta nel panorama milanese. Qui siamo davanti a una trattoria di moderna concezione ma senza vezzi, dotata di una sobria eleganza e guidata con passione, che cerca una propria strada tra piatti e ingredienti di tutta Italia, seguendo strade ormai battute (la “riscoperta” del quinto quarto) e sentieri più originali, con risultati decisamente centrati in alcuni casi, in altri meno, ma nel complesso sempre apprezzabili. La carta, impostata su classici ricorrenti e varianti stagionali, è più ricca nella parte di antipasti, da dove abbiamo pescato delle ottime polpette di bollito con maionese al rosmarino, fragranti e non unte, e la genovese di molva, parente stretto del baccalà, abbastanza bilanciata nei sapori ma dal pesce troppo sfilacciato. Molto buoni, tra i primi, i maltagliati di grano saraceno con pesto di aglio rosso di Nubia, ben mantecati, equilibrati e con la pasta perfettamente al dente. Non ci ha deluso, passando ai secondi, l’insalata di coniglio e senape, servita tiepida e dalla carne morbida e perfettamente aromatizzata. Abbiamo chiuso con una discreta panna cotta alle fragole accompagnata da un caffè che abbiamo trovato migliorato rispetto alla nostra ultima visita, dalla corretta estrazione.
AMBIENTE
Dalla prima sala d’ingresso, con il bel bancone un po’ vintage, si passa ad una sala verandata e poi alla vera chicca del locale: il giardino interno ideale per la bella stagione. Arredi chiari, essenziali e luminosi.
SERVIZIO
Uno dei plus del locale. Qualche sbavatura con i tempi non ha compromesso l’estrema piacevolezza dell’accoglienza: informale e calorosa senza eccedere in confidenze, prodiga di spiegazioni, brava a sintonizzarsi con i commensali.
CANTINA
La carta, divisa per tipologie, spazia tra Italia e Europa (in particolare Francia e Spagna) privilegiando le piccole produzioni e il mondo del vino naturale. Ricarichi nella media.
OLIO
Su richiesta è arrivata in tavola una bottiglia a norma di olio EVO siciliano, blend di Nocellara Etnea e Nocellara Messinese."


Per Dissapore: "Osteria Lagrandissima a Milano, recensione: rassicurante e gradevole classicismo
Lagrandissima è una nuova osteria con un bello spazio esterno e una notevole cantina. La nostra recensione con il menu, i prezzi, i piatti che abbiamo provato, le foto.
Nasce un paio di settimane fa Osteria Lagrandissima, nella “quasi-campagna” (come dicono loro) di Milano subito a nord del naviglio Martesana. Se c’era un post-modernismo nelle nuove trattorie, osterie, bistrot – la definizione oscilla in base al peso relativo che ha la cantina, dunque forse con Lagrandissima si intravedono già le basi di un post-post-modernismo.
Se il post-modernismo era un ritorno all’antico con un guizzo di nuovo, era ricerca ossessiva sui prodotti di nicchia come salvifica auto-affermazione intellettuale, era la caccia a mani nude e il brulichio a basse frequenze dei fermenti nei barattoli di vetro nascosti nell’oscurità delle dispense come elevazione – un po’ retorica – dell’ancestrale, con il post-post-modernismo assistiamo a un mezzo giro di boa. All’apparente ridimensionamento del creativismo e degli idilli idealisti per un ritorno a un classicismo più semplice e candido, indossato con sicurezza di sé.
Per capirci, ingredienti e prodotti selezionati e artigianali ci sono, ma non su quello si incentra la narrazione, intelligentemente forse, anche perché con i tempi e le tendenze che corrono mettere insieme una lista dei famosi “piccoli produttori” ci vuole una settimana al massimo. Il pane è dei colleghi/concorrenti di Tipografia Alimentare, quindi buonissimo. Nel menu compare la grande star suina del momento, il maiale tranquillo (marchio registrato, non mio sarcasmo) cremonese, che con lo stress da celebrità assoluta un po’ di tranquillità l’avrà pure persa.
Tra gli antipasti c’è l’uovo cotto morbido con pomodoro, ma non è l’uovo di Parisi, quello delle galline tranquille anche loro e appagate dalla vita, anch’esse star contemporanee e residenti in Toscana. Insomma esisteranno anche altre uova buone al mondo. È un uovo umile questo, il bagnetto d’acqua di pomodoro dà note acidule ed erbacee ma morbide, come di aceto di frutta. Sopra scaglie di pecorino e crumble di pane.
Se questo giro di boa, il ritorno al classicismo rustico e campestre, sia un pregio o un limite naturalmente dipende dal contesto e dagli esiti. Il contesto c’è tutto, l’idea di quasi-campagna che definisce l’ethos del luogo è convincente. Colori tenui e aggraziati, arredi country-minimal, dove la sottrazione non è sbadato riduzionismo ma una scelta di umiltà, in linea con tutta l’idea generale. Il cortile molto ampio offre più coperti che all’interno, in fondo una ex-rimessa (o quasi-rimessa) ospita la cantina. La musica, che di solito al ristorante è o insignificante o molesta, colora l’insperata brezza serale di quest’estate rovente di note eclettiche e gradevoli, dall’indie di Brooklyn al gypsy-jazz.
La pasta fatta in casa è il vero punto di forza. Perché non è quella della Pastamatic che butti dentro gli ingredienti e premi “go”. È fatta a mano, le tagliatelle vibrano di un ragù bianco di maiale con finocchietto molto buono seppur un tantino avaro di quantità, lasciandole un po’ anemiche. I ravioli hanno un colore puntellato bianco-off tendente al nocciola, sarà qualche farina speciale poco raffinata. Le convoluzioni labirintiche e intricate della parte esterna sono perfettamente disegnate, come l’orecchio di un neonato. La pasta, pur rimanendo sempre solida ed elastica, si alleggerisce al centro giusto quel poco per mostrare in translucenza il ripieno verde-bottiglia di tenerumi, una primizia siciliana. Se dico 11 e lode è poco.
Il servizio è pieno di buona volontà, sorrisi e dedizione. Non tutto va per il verso giusto però e sono disposto a prendere metà della colpa. Per parte mia, magari meglio evitare il sabato sera in un posto che è ancora in rodaggio. Sul vino, ci siamo un po’ arrangiati con uno dei ragazzi di sala che ci ha portati in cantina con lui, perché il sommelier non c’era. Perché il sommelier non c’era, di sabato sera, in un posto che assegna al vino grande importanza? Qualche discronia sull’arrivo dei piatti, qualche domanda non risposta, ma potete già far finta di non aver letto questo paragrafo. Sono tutte piccolezze che confido andranno risolvendosi strada facendo.
Più difficile far passare sottotono invece quello che è stato l’unico vero tonfo della serata: la terrina di anatra. La consistenza secca e argillosa del terriccio arido. Sapore inspiegabilmente inesistente come fosse fatta di un nulla solido. Un piatto da ripensare con urgenza o eliminare. Buone e rustiche le polpette di melanzane, pur senza connotarsi di pregi particolari. Fantastico il pollo, tosto e ruspante, la marinatura nello cherry ne rafforza il gusto. In accompagno verdurine sature di colore, appena scottate o passate alla griglia, una vera goduria. La frolla ai frutti di bosco è buonissima ma le nuoce un po’ la porzione e la presentazione minimal inopportunamente da ristorante stellato.
La cantina, di soli vini artigianali e naturali, è in linea con quanto si osserva a Milano nelle nuove aperture di questo tipo di locali. Cioè è ottima, ed è una buona notizia sia per Lagrandissima sia per la città in generale.
I prezzi sono ragionevoli, con un paio di soluzioni degne di nota. Ad esempio gli antipasti sono divisi in 2 fasce di prezzo, dando buona scelta a chi volesse tenersi basso con la spesa. C’è un menu fisso a 28 euro che bizzarramente comprende 2 primi, un secondo e un dolce.
Opinione
Ebbene sì, a Milano un’altra trattoria/osteria/bistrot (fate voi) con tanti ottimi vini naturali, una cucina rustica e semplice ma di qualità, e un bellissimo spazio esterno. Sarà l’ennesima, ma io personalmente non mi sono stancato di posti così e non credo me ne stancherò a breve. Qui c’è il notevole plus dell’ottima pasta fatta in casa. Il classicismo umile della cucina è sì una scelta, ma alcune cose possono passare per banali e poco significative a certi palati non allineanti all’idea.
PRO
Ottima pasta fatta in casa, in particolare i ravioli.
Buoni prodotti cucinati con semplicità e cuore.
Terrazza favolosa.
Notevole cantina di vini naturali.
CONTRO
Alcuni piatti poco significativi, con almeno un passo falso eclatante: la terrina di anatra."

Per PuntarellaRossa: "Osteria Lagrandissima a Milano, la qualità quasi in campagna a 28 euro. Ce ne vorrebbero molte di più di queste osterie, giovani, con un progetto semplice e dinamico. Posti che non vogliono sembrare quello che non sono, che non vogliono stupire né cercare strade alternative, ma semplicemente propongono un’osteria moderna, di qualità, con menu semplici ma non banali, buoni vini e un approccio giovane anche in quartieri non centrali di Milano. Viene in mente un racconto di Hemingway: “Un posto pulito, illuminato bene”.
Qui siamo in via Ponte Nuovo 25, in una zona difficile da definire che non offre granché, anche se poi è a due passi dalla Martesana, tra Gorla e Crescenzago, verso Cernusco. Il logo è una rielaborazione dell’alga chiamata Millefoglio d’acqua, la più diffusa del Naviglio. Lagrandissima (attaccato, non La grandissima) è un'”Osteria quasi in campagna“, come recita il claim, anche se siamo pienamente in città. L’hanno messa in piedi tre ragazzi (Antonio Crescente, Davide Esposito e Gianmaria Fasce, consulenti di immagine Davide Coppo e Fabrizio Vatieri) e si vede da lontano con la sua tenda blu un po’ parigina. La prima sala è molto luminosa, pavimento giallo in resina, bancone bianco con piano in marmo e quattro tavolini. Tavolini di legno chiaro, un neon sul bancone e uno scaffale con i vini. Segue un’altra sala interna e poi un dehors, che è in un cortile.
Il menu è semplicissimo, di una semplicità cartesiana.
Una paginetta con alcuni piatti sparsi: polpette di melanzane (4 euro), uovo pomodoro crudo pane e pecorino; melanzane, pomodoro e parmigiano; zucchina di Albenga e robiola di Roccaverano; cipolla rossa di Acquaviva, fagioli e portulaca; sovracoscia di pollo marinata e patate (13 euro); manzo sfilacciato e salsa verde; formaggi Castagna.
E poi tagliatelle (fatte a mano come tutta la pasta) al ragù di maiale e finocchietto (13 euro). Ravioli alla Norma (11). Una panna cotta con la pesca bianca a 5 euro. Coperto a due euro. Volendo, c’è un menu fisso molto conveniente: Primi, Sovracoscia di pollo o piatto veg e dolce a 28 euro.
Tovaglietta di carta, musica pop retrò in sottofondo, servizio sorridente e vini naturali dai prezzi moderati. Tutto concorre a fare di Lagrandissima un posto dove poter tornare spesso. La clientela è giovane e di quartiere, ma sono molti anche quelli che arrivano da fuori. Sembra che qui si sia lavorato più per sottrazione, eliminando qualunque cosa sia di troppo, lasciando ai clienti il compito di dare un’anima e un cuore al locale. Che però non è affatto freddo.
Anche il menu non propone nessuno degli stilemi classici delle osterie contemporanee che vogliono stupire con nomi roboanti o spiritosi o eccessivi. Sentite qui: uovo, pomodoro crudo, pane e pecorino. Suona davvero come un piatto che potrebbero darti a due passi di qui, nella campagna. Nessuna menzione di produttori e artigiani star, anche se la materia prima è di qualità."

Per ViviMilano: "Trattoria giovane e sufficientemente ruspante in quel di Crescenzago. Prezzi umani, buona maniere e un delizioso cortile.
Ambiente
È il vero punto di forza. Non tanto per l’arredo, fondale anonimo di colorini chiari in spazi ristretti. Quanto per l’approccio sereno e accogliente del servizio, che cuce con disinvoltura un gradevole clima umano. Quando, poi, si può cenare all’aperto, nel grazioso cortiletto, non si verrebbe più via.
Cucina
Del menu, diciamo che subisce un’evoluzione naturale, in base all’estro e alle stagioni. Ma si mantiene la barra su alcune linee fondanti: scelta accurata degli ingredienti, lista limitata a una quindicina di voci, suddivise tra antipasti, primi e secondi. Nel primo capitolo, fa buona figura, innanzitutto, un classicone della tradizione meneghina: l’insalata di nervetti con cipolle e sedano, ai quali si aggiungono, con esiti ininfluenti, frammenti di pesca (frutto alla moda, com’è noto). Si resta nel campo ristretto del “buonino” con i piatti che seguono. Così è per la fregula (palline di semola) all’ortica, per le pappardelle ai finferli, per il tonno di coniglio con pomodori secchi e olive. Interessante carta dei vini."

Per IlGiornale: "Ha talmente tanti pregi l'Osteria La Grandissima, alla periferia Nord di Milano, dove NoLo non è più NoLo ed è quasi Crescenzago, che mi chiedo come possa averla scoperta solo ora, visto che ha aperto tipo tre anni fa (ma forse un pelo di più). Li elenco: 1) un nome che si fa ricordare e che finalmente non gioca su parole del dialetto milanese che creano aspettative poi regolarmente deluse; 2) uno staff giovane, entusiasta e competente, citiamo in sala Gianmaria e Rossella e la "sfoglina" Francesca; 3) un bel cortile esterno, quieto e ampio, che d'estate crea un'atmosfera magica (leggermente turbata solo dalle zanzare, ahinoi); 4) una cucina varia e interessante, profondamente italiana, che non gioca solo sulla stringa mondeghili/risotto/cotoletta, ma corre libera in spazi ampi; 5) una bella cantina ricca di referenze insolite e rare, ospitata peraltro in un casotto a parte che si trasforma, all'occorrenza, anche in privé per gruppi numerosi; 6) prezzi onesti, sotto la media milanese: un pasto completo antipasto+primo+secondo+dolce può costare sui 45 euro, ma chi lo fa più? Per cui aspettatevi di spendere 35 euro a persona (vino escluso, naturalmente).
Insomma, un posto da promuovere e consigliare. Io ho assaggiato un bignè ai fegatini molto gonfio (e costano appena 2,50 ero l'uno), dei Cappelletti al tovagliolo tipici della tradizione piemontese ripieni di mortadella e limone (brava Francesca!), i Maltagliati di grano saraceno con pesto di aglio orsino e nocciole (un piatto nato per caso, benedetto il caso), e una Porchetta fatta in casa morbida dentro e croccante fuori, come deve essere, accompagnata da patate al forno.
Per dolce una Panna cotta con salsa alle pesche. Tutto buono. Tutto alla Grandissima."

Per Flawless.Life: "Un luogo piacevole e rilassante, a cui la ricerca della materia prima, la selezione di vini naturali e il rapporto qualità prezzo regalano una marcia in più, ancora più gradevole in estate, quando si mangia in cortile.
Lagrandissima è un’osteria semplice e schietta, situata in zona Naviglio della Martesana, tra Gorla e Crescenzago, “quasi in campagna”, come recita quello ormai è diventato un po’ lo slogan del locale. Niente interni di design qui, ma un’atmosfera calda e piacevole, come si addice a un’osteria, con due sale luminose, tutte declinate sui toni chiari e tenui, niente di urlato o troppo caratterizzato: a lasciare il segno sono “solamente” il cibo, il vino e la gentilezza del personale. Ma c’è una chicca: il dehor esterno, piacevolissimo in estate: pochi tavoli sistemati in un tranquillo cortile vecchia Milano, tra fiori e piante spontanee, che mette subito a proprio agio e ospita anche la cantina, in una piccola dependance sul fondo. Cantina che è uno dei punti forti de Lagrandissima, con la sua vasta e inedita scelta che enumera centinaia di etichette naturali di piccoli artigiani.
Il menù, ristretto e anticonvenzionale, segue stagionalità e mercato e vede la pasta fatta in casa tra i suoi cavalli di battaglia: che siano ravioli, gnocchi, tagliatelle o pappardelle, i primi piatti risultano sempre ben fatti e conditi in maniera schietta, gustosa e abbondante, come farebbe la nonna alla domenica. Tra gli antipasti must have de Lagrandissima, quasi sempre presenti in carta, figurano le polpette di melanzane, rustiche e con un piacevole sentore di menta, l’uovo morbido con gazpacho e pecorino, e l’asino tonnato (si asino, avete capito bene!). Si alternano invece, a seconda del periodo dell’anno, della disponibilità delle materie prime e dell’estro dello chef, alcuni piatti classici della tradizione regionale lombarda e piemontese come l’insalata di nervetti con cipolla, il tonno di coniglio, la lingua in salsa verde, il carpaccio, l’insalata russa o la salsiccia di pecora bergamasca. Interessante e coerente con il resto della proposta anche la selezione di salumi e formaggi di piccole realtà artigianali, tutti saporiti e non banali."

Per MilanoToday: "Lagrandissima si trova sul Naviglio della Martesana, una zona di Milano che sta facendo parlare di se sempre più spesso. In questo indirizzo ritroviamo tutti gli elementi che ci fanno definire Lagrandissima una moderna trattoria all’italiana: piatti che si muovono del ricettario tradizionale senza un particolare e cieco ossequio, servizio semplice e cordiale, prezzi contenuti, atmosfera di periferia che fa sentire a casa. La carta vini fa il giro delle cantine biologiche e naturali, tra vecchi nomi e nuove referenze, anche perché i proprietari sono gli stessi dietro Palinuro, un’enoteca in zona Città Studi. Tra i piatti migliori i primi, grazie alla pasta fresca fatta in casa. Ma qui difficilmente sbagliano una preparazione."

martedì 17 marzo 2026

Pescherie Riunite - Settala (93) 🧔🧔 - Pescherie Riunite: Il Mare in Tavola nel Cuore di Milano

 https://pescherieriunite.it/


Voto: 93
Numero di visite: 1
Ultima visita: 03/2026
Fascia di prezzo: 33-49
Guide e recensioni: AMilanoPuoi
 
-Milano- (MI)


Pescherie Riunite: Il Mare in Tavola nel Cuore di Milano ✨ 🐟

Certe scoperte gastronomiche arrivano quando meno te l'aspetti, magari grazie al consiglio di un figlio. È stato Filippo a portarmi in via Settala, a due passi dalla Stazione Centrale, per farmi conoscere Pescherie Riunite, un format che sta rivoluzionando il modo di intendere il pesce a Milano. Con ben 93 punti, questa insegna si candida a essere una delle tappe più divertenti e genuine della città. 🌊🏙️🥂

1: Il Bancone delle Meraviglie 🐟

L'impatto all'ingresso è quello di una vera e propria pescheria d'altri tempi: un bellissimo bancone dove il pescato del giorno brilla per freschezza. Il concept è tanto semplice quanto efficace: si sceglie la materia prima, si segnano i piatti desiderati su un menù cartaceo (stile self-service evoluto) e poi ci si siede comodamente in attesa di un "ben di Dio" da condividere. Un ambiente informale, bianco e curato, perfetto per una serata tra amici. 🧊🦑🛒

2: Il Calendario delle Visite 📅

Una serata di marzo trascorsa all'insegna della convivialità e della scoperta:

  • 03/2026: Una cena che ha superato ogni aspettativa, dove la qualità del pesce ha parlato più di mille parole. 📅🌙

  • Note di Sala: Nonostante l'ambiente sia un po' "trendy" e chiassoso (stile che solitamente non prediligo), l'energia giovanile e il sorriso dello staff rendono l'esperienza estremamente piacevole. 🧔‍♂️🧔‍♂️

3: Antipasti da Dipendenza 🍲🥢

Le danze sono aperte da tre proposte condivise che hanno settato l'asticella altissimo. La Zuppetta di Cozze e il Baccalà in olio cottura (con patate e asparagi) erano impeccabili, ma il vero colpo di fulmine sono state le Crocchette al Nero di Seppia con salsa Aioli. Definirle straordinarie è riduttivo: creano una vera dipendenza. Un ordine assolutamente obbligatorio per chiunque passi di qui. 💣🖤🥇

4: Griglia e Frittura d'Eccellenza 🔥🍤

Sui secondi la qualità non ha ceduto di un millimetro. Filippo ha optato per un Polpo alla griglia accompagnato da fave e pecorino, mentre io mi sono goduto una Frittura di Calamari, Gamberi e Zucchine sontuosa. La frittura è risultata asciutta, croccante e leggerissima, con calamari di una freschezza commovente. Il tutto bagnato da un ottimo Verdicchio dei Castelli di Jesi del produttore Marconi, scelto per l'occasione. 🥂🐙🔥

5: Un Sorriso Finale 🍋🍸

La conclusione è stata affidata a un Sorbetto al Limone e vodka, gentilmente offerto dalla casa a tutti i commensali. Un gesto che, unito a un conto decisamente onesto per la qualità del pesce servito, fa uscire dal locale con il sorriso sulle labbra. La mano dei giovani in cucina è semplice ma estremamente gustosa, capace di rispettare il mare senza inutili sovrastrutture. 🍋✨🤝


Iconici: I Sapori che Valgono il Viaggio 📖

Il format di Pescherie Riunite punta tutto sulla stagionalità e sulla semplicità, ma alcuni elementi sono già dei "must" citati dalle cronache cittadine:

  • Le Crocchette: Non solo al nero di seppia, ma in varie declinazioni stagionali.

  • Il Pesce all'Acqua Pazza: Una cottura tradizionale che esalta la delicatezza di ombrine e orate.

  • Le Zucchine Fritte: Spesso consigliate come contorno irrinunciabile per la loro doratura perfetta.

  • I Crudi al Peso: Tartare e carpacci preparati al momento partendo dalla scelta al bancone.


RICONOSCIMENTI 🧔‍♂️

Barbe di Merito: Doppia Barba di Merito assegnata per l'incredibile rapporto qualità-prezzo e per la capacità di rendere il pesce freschissimo un piacere democratico e conviviale. Una menzione speciale va alle crocchette al nero di seppia, un piccolo capolavoro di gusto. 🧔‍♂️🧔‍♂️🏅


IL VERDETTO DEL RECENSORE 🧐

Pescherie Riunite ottiene 93 punti. È la dimostrazione che quando la materia prima è eccellente, non servono troppi fronzoli. Il format è vincente: divertente, onesto e di altissima qualità. Nonostante il rumore tipico dei locali di successo, la bontà dei piatti ripaga ampiamente. Una scoperta bellissima che mi farà tornare presto, magari per provare la nuova sede di Torino. IL MARE A MILANO HA UN NUOVO PUNTO DI RIFERIMENTO. 🏅

Punteggio: 93 punti 🏅 Merito: 2 Barbe di Merito per la freschezza assoluta e le crocchette indimenticabili. Perché andarci: Per una cena di pesce informale tra amici dove la condivisione è l'ingrediente segreto. 🐟🍷👥 Atmosfera: Vivace, "pescheria-chic", molto frequentata e piena di energia positiva. ✨🧊🖼️


























Dal loro sito: "il mare servito in piatto 
Il Nostro Pesce
In un ambiente informale ma curato, serviamo pesce fresco cucinato in modo semplice e tradizionale, con un’attenzione speciale alla qualità e al giusto prezzo.
Crediamo in una cucina responsabile: selezioniamo il miglior pescato dai principali mercati ittici europei, privilegiando il pesce azzurro e i prodotti nazionali. Le nostre scelte sono da sempre orientate alla sostenibilità e al rispetto dell’ambiente marino.
La nostra cucina racconta il mare nelle sue forme: si ispira alla tradizione italiana, seguendo la stagionalità e proponendo piatti sempre freschi e preparati al momento. Così rendiamo il pesce un piacere quotidiano. Nel nostro menù potrai trovare crudi e delicate preparazioni al vapore, cotture al forno, griglia e padella.
Puoi trovare Pescherie Riunite in 5 location a Milano, una nuovissima a Torino e prossimamente in molte altre città."

Per AMilanoPuoi: "Da Pescherie Riunite, in Corso Colombo a Milano, l’ingrediente principe è chiaramente il pesce fresco. Così come da Pescetto, si entra e si ordina al bancone, che come in pescheria tiene in bella mostra le proposte del giorno con il loro bel cartellino del prezzo al chilo. Però qui, anche se paghi al peso, decidi come vuoi che venga cucinato e ti siedi comodamente al tavolo, pronto per essere servito.
Il pesce a Milano per fortuna è stato sdoganato dallo stereotipo di ristorante imbalsamato, vecchio stile e ovviamente caro. Trovare posticini in cui mangiarlo alla portata di tutti è sempre più semplice: dalla recente scoperta The FisherMan in Moscova, al vicinissimo Pescetto, passando per la Trattoria Il marinaio e Pescaria. Pescherie Riunite è il nuovo format firmato Seven Group (di cui già fanno parte Joe Cipolla, Zio Pesce, Seven e Drogheria Milanese) che propone il pesce in versione pescheria.
Dopo aver ordinato la materia prima scegliendo il pezzo che più ti piace come colori e dimensione (salmone, tonno, ombrina, spada, ricciola, calamari, frutti di mare e tutto ciò che c’è di fresco quel giorno) decidi il modo in cui vuoi te lo cucinino: griglia, fritto, in padella o all’acqua pazza (con un sovrapprezzo di 3€). Scegli un contorno (i piatti di pesce sono sempre serviti semplicissimi, senza aggiunta di nulla) e ciò che vuoi bere, e ti siedi al tavolo ad aspettare di esser servito. Se non hai voglia di scegliere tu, Pescherie Riunite propone sempre un primo piatto caldo e alcuni piatti del giorno, oltre alle tartare, agli spiedini di gamberi e alle varie crocchette.
Noi abbiamo preso un filetto di ombrina, un pesce che mi capita raramente di scegliere in altre occasioni ma che crudo, al banco, aveva un ottimo aspetto, cotto alla griglia e un piatto del giorno, la padellata di calamari e carciofi. Ad accompagnare il tutto un contorno in due, le zucchine fritte, una birra rossa artigianale e un abbondante calice di vino bianco. Il filetto di ombrina era freschissimo, la pelle è venuta via in un lampo e il sapore era delicato. La padellata di calamari era ben cotta, nè dura nè gommosa, com’è giusto che sia ma come non sempre succede. Unica pecca forse la porzione un pochino risicata per saziare come unico piatto. Buonissime e più generose sicuramente le zucchine fritte, che consiglio assolutamente di ordinare.
Cosa cambia tra Pescherie Riunite e Pescetto? Onestamente, poco o nulla. Gli intenditori tornando diverse volte forse sapranno se la qualità della materia prima è migliore da una parte o dall’altra, ma per ora è molto difficile distinguerli se non per lo stile dell’arredamento, per qualche piatto diverso e per la presenza di tartare combinate con diversi ingredienti. Certo, Pescherie Riunite non è ancora così famoso e potrai godere della assenza di coda (per ora) e del fatto che si venga serviti sempre al tavolo, senza doversi alzare a prendere il proprio piatto. Lo stile dell’arredamento è semplice, tutto bianco e con dettagli che ovviamente rimandano a una pescheria. Il servizio ancora un po’ in rodaggio, ma comunque gentile e sorridente. Il conto? Non caro, se si pensa alla media dei ristoranti di pesce milanesi, ma comunque non economico come una vera pescheria. Noi abbiamo speso circa 26€ in due: abbiamo mangiato del buon pesce ma ci sarebbe stato spazio per un altro piattino, in un ambiente carino e adatto soprattutto a un pasto informale."

Osteria Lagrandissima (97) 🧔🧔🧔

Osteria Lagrandissima - Instagram   Voto: 97 Numero di visite: 1 Ultima visita: 03/2026 Fascia di prezzo: 33-53 Guide e recensioni: Golosari...

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