Voto: 71
Numero di visite: 1
Ultima visita: 01/2026
Fascia di prezzo: 21-52
Guide e recensioni: romagnaatavola, cibotoday, ilrestodelcarlino
-Cesena- (FC)
Al Sangiò a Cesena: Quando l'estetica "Instagrammabile" non basta
1: Al Sangiò - Magna e Be': Un'occasione mancata nel cuore di Cesena.
2: Gennaio 2026: Una sosta opaca durante i festeggiamenti in Romagna.
3: Estetica vs Sostanza: Il paradosso di un'osteria moderna.
4: Strozzapreti e Passatelli: Quando la tradizione risulta insapore.
5: Il Verdetto: 71 punti. Un'esperienza che non regge il confronto con il territorio.
In questi primi giorni del 2026, ho approfittato di una splendida vacanza in camper in Romagna per festeggiare gli ottant'anni di mio zio Renzo. Nonostante la bellissima compagnia e l'interesse culturale della giornata a Cesena, devo purtroppo annotare quella che è stata la nota dolente del viaggio dal punto di vista gastronomico: il pranzo Al Sangiò – Magna e Be’.
Grandi promesse, poca emozione
Situata nella pittoresca Piazza Amendola, questa piccola osteria si presenta bene: locale invitante, servizio cordiale e un’aura di ricercatezza che traspare anche dalle recensioni online. Lo chef, Pasquale di Riso, propone una cucina che oscilla tra la tradizione romagnola e sperimentazioni innovative, strizzando l’occhio alla presentazione dei piatti, decisamente "instagrammabile". Tuttavia, la prova del palato è stata deludente.
I Primi Piatti: Ho voluto testare gli Strozzapreti del Sangiò (ragù bianco di coniglio e tartufo di Sant'Agata Feltria), mentre il resto della famiglia ha optato per i classici Passatelli in brodo di cappone. Il verdetto è stato purtroppo unanime: portate insipide, prive di quel mordente e di quella profondità che ci si aspetta in una terra dalla tradizione culinaria così prorompente come la Romagna.
Rapporto Qualità-Prezzo: A fronte di una cucina che non ha regalato alcuna emozione, il conto finale non è risultato eccessivo, ma sicuramente non proporzionato. Quando la ricerca estetica non è supportata da un sapore concreto, l'esperienza rischia di trasformarsi in un esercizio di stile fine a se stesso.
Situata nella pittoresca Piazza Amendola, questa piccola osteria si presenta bene: locale invitante, servizio cordiale e un’aura di ricercatezza che traspare anche dalle recensioni online. Lo chef, Pasquale di Riso, propone una cucina che oscilla tra la tradizione romagnola e sperimentazioni innovative, strizzando l’occhio alla presentazione dei piatti, decisamente "instagrammabile". Tuttavia, la prova del palato è stata deludente.
I Primi Piatti: Ho voluto testare gli Strozzapreti del Sangiò (ragù bianco di coniglio e tartufo di Sant'Agata Feltria), mentre il resto della famiglia ha optato per i classici Passatelli in brodo di cappone. Il verdetto è stato purtroppo unanime: portate insipide, prive di quel mordente e di quella profondità che ci si aspetta in una terra dalla tradizione culinaria così prorompente come la Romagna.
Rapporto Qualità-Prezzo: A fronte di una cucina che non ha regalato alcuna emozione, il conto finale non è risultato eccessivo, ma sicuramente non proporzionato. Quando la ricerca estetica non è supportata da un sapore concreto, l'esperienza rischia di trasformarsi in un esercizio di stile fine a se stesso.
Un format moderno tra sacro e profano
Il locale, nato nel 2020, cerca di unire il richiamo a San Giovanni (il patrono) e al Sangiovese, puntando molto su eventi come "I martedì con gli ospiti" e collaborazioni con personaggi noti come Giorgione. Sebbene l'accoglienza di Alessandro "Brio" Braschi e del suo team sia stata impeccabile, la cucina sembra soffrire di una mancanza di anima. Resta la speranza che si sia trattato solo di una giornata "no", ma nel confronto con le altre eccellenze provate in questo tour romagnolo, Al Sangiò si posiziona purtroppo all'ultimo posto.
Il locale, nato nel 2020, cerca di unire il richiamo a San Giovanni (il patrono) e al Sangiovese, puntando molto su eventi come "I martedì con gli ospiti" e collaborazioni con personaggi noti come Giorgione. Sebbene l'accoglienza di Alessandro "Brio" Braschi e del suo team sia stata impeccabile, la cucina sembra soffrire di una mancanza di anima. Resta la speranza che si sia trattato solo di una giornata "no", ma nel confronto con le altre eccellenze provate in questo tour romagnolo, Al Sangiò si posiziona purtroppo all'ultimo posto.
Il Verdetto del Recensore Numerico
Con un punteggio di 71, Al Sangiò non raggiunge la sufficienza piena per quanto riguarda il piacere gastronomico. In una città ricca di storia e sapori come Cesena, ci si aspetta che un locale in una posizione così centrale sappia onorare meglio i prodotti d'eccellenza che dichiara di utilizzare. DELUDENTE. BELLO DA VEDERE, MA POCO INCISIVO DA GUSTARE.
Con un punteggio di 71, Al Sangiò non raggiunge la sufficienza piena per quanto riguarda il piacere gastronomico. In una città ricca di storia e sapori come Cesena, ci si aspetta che un locale in una posizione così centrale sappia onorare meglio i prodotti d'eccellenza che dichiara di utilizzare. DELUDENTE. BELLO DA VEDERE, MA POCO INCISIVO DA GUSTARE.
"Prima cucino i vari piatti con l’aiuto della brigata del locale - spiega Giorgione - poi passo tra i tavoli, faccio due chiacchiere con i commensali e butto tutto in caciara come al solito". La spontaneità è infatti la chiave del successo di Giorgione. "Io non prendo in giro nessuno, ciò che faccio e dico non è finzione - rivela - forse è proprio per questo che il mio programma è tra i più visti e intergenerazionali in Italia da ben undici anni". Il primo appuntamento, tutto esaurito, si è tenuto ieri sera: Giorgione ha cucinato insieme allo chef Pasquale Di Riso un menù rustico e genuino. Oggi e domani si replica con gli stessi piatti a partire dalle 20. Ormai di casa, Giorgione torna a Cesena dopo oltre venti appuntamenti che lo hanno visto protagonista negli ultimi anni.
"Mi sono imbattuto in Giorgione qualche anno fa e da lì è nata un’amicizia - rivela il gestore del Sangiò, insieme ad un gruppo di giovani, Alessandro Braschi, detto Brio - ogni tre o quattro mesi torna nel nostro locale per eventi e serate che riscuotono sempre grande successo". Le serate si inseriscono nel format già collaudato e apprezzato "I martedì con gli ospiti", che ha visto la presenza di vari chef tra cui Azzurra Gasperini, in arte Azzuchef, e la collaborazione con numerose aziende locali, dal caseificio Mambelli al birrificio Amarcord passando per i vini della Tenuta Viola o di Villa Carolina. La trattoria di piazza Amendola, dal sapore tutto romagnolo, conta un’ottantina di coperti e un menù tradizionale, ma con abbinamenti innovativi.
"La nostra cucina è abbastanza ricercata, cerchiamo di creare ricette buone e di renderle anche ben presentabili - fa sapere Braschi - oggi se un piatto non è instagrammabile non ti perdonano". Nonostante le difficoltà iniziali legate alla pandemia, il bilancio è positivo. "Abbiamo montato l’insegna del locale il 26 ottobre del 2020 in un momento complicato - continua - oggi però ci riteniamo soddisfatti e siamo aperti sia a pranzo che a cena, sette giorni su sette".
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