Osteria Lagrandissima - Instagram
Quasi in Campagna, ma al settimo cielo: l'Osteria Lagrandissima a Milano 🌿 🧔♂️
Esistono serate in cui, nonostante la solitudine del viaggiatore, la tavola sa trasformarsi in un abbraccio caloroso. Questa sera, 19/03/2026, per festeggiare la festa del papà, mi sono spinto fino alla periferia nord-est di Milano, lungo il Naviglio Martesana. Qui, dove la città sfuma in un'atmosfera "quasi di campagna", ho trovato una delle esperienze più folgoranti degli ultimi tempi. Un locale che non a caso vanta i Tre Gamberi della guida Gambero Rosso 2026. 🥂🛶🏙️
1: Un'Ex Tabaccheria dal Cuore Contemporaneo 🏪 💎
L'Osteria Lagrandissima occupa gli spazi di una vecchia rivendita di quartiere, oggi trasformata in un salotto sobrio e luminoso. L'accoglienza di Gianmaria e del giovane staff è il vero "plus": un servizio fresco, rapido ed empatico che ti fa sentire a casa fin dal primo istante. Il design è minimalista, con toni chiari che lasciano la scena al vero protagonista: il cibo. Una menzione d'onore va al giardino interno, un cortile "vecchia Milano" che promette magie durante le sere estive. ✨🛋️🌿
2: Il Calendario delle Visite 📅
Una sosta singola ma definitiva, capace di riscrivere le gerarchie della ristorazione urbana:
03/2026: Una cena che ha rasentato la perfezione, dove ogni boccone ha raccontato una storia di ricerca e passione. 📅🌙
Riconoscimenti: Con un punteggio di 97 punti, il locale entra nell'Olimpo dei miei preferiti, confermando il titolo di "Radioso" assegnato dal Golosario. 🧔♂️🧔♂️🧔♂️🏅
3: La Lingua che Provoca Dipendenza 👅 🥩
L'apertura è stata un vero e proprio shock gastronomico: Cotoletta di Lingua con Bagnetto Rosso. Un piatto inserito in carta da pochissimi giorni ma già destinato a diventare un'icona. La morbidezza della lingua, la croccantezza della panatura e la spinta acida del bagnetto creano un equilibrio da lacrime. Attenzione: crea una reale dipendenza. Ho terminato poi la cena con i Bignè farciti con Patè di Fegatini, Cipolla Caramellata e polvere di Taggiasca; un'esplosione di sapori che rimangono impressi sul cuore. 🍘🍷🥇
4: La Sfoglia Perfetta di Francesca 🍝 💪
Il cuore pulsante de Lagrandissima è la pasta fresca, tirata a mano con una maestria d'altri tempi. Ho scelto i Maltagliati di Grano Saraceno al Pesto di Aglio Orsino, un piatto nato quasi per caso ma benedetto dal gusto: la ruvidità del saraceno sposa perfettamente la nota erbacea e selvatica dell'aglio orsino. Tra le proposte spiccano anche i plin serviti nel tovagliolo, un ritorno al gesto antico di mangiare con le mani che esalta l'essenza del ripieno. 🥟🌿🌾
5: Una Cantina Indipendente (con un piccolo ma) 🍷 🍺
La carta dei vini è una raccolta viva di etichette naturali e artigianali, ospitata in una suggestiva dependance sul fondo del cortile. Se la qualità è indiscutibile, ho notato ricarichi piuttosto elevati sui calici, motivo per cui ho ripiegato su un'ottima (ma non economica, 8 euro) birra artigianale. È l'unico dettaglio che impedisce al locale di raggiungere il punteggio massimo, pur restando su livelli di eccellenza assoluta per rapporto qualità-prezzo sul cibo. 🍺🍇📉
Iconici: I Sapori che Valgono il Viaggio 📖
Oltre alle mie scelte, le guide e gli habitué segnalano piatti imperdibili che definiscono l'identità del locale:
I Plin al Tovagliolo: Da mangiare rigorosamente con le mani, come vuole la tradizione piemontese.
L'Asino Tonnato: Una variante audace e riuscitissima del classico vitello.
La Salsiccia di Pecora: Un ingrediente "povero" nobilitato da una tecnica sopraffina.
La Paris-Brest: Per chiudere in dolcezza con un classico della pasticceria eseguito con rigore.
RICONOSCIMENTI 🧔♂️
Barbe di Merito: Tripletta di Barbe di Merito per la Cotoletta di Lingua (una folgorazione), per la gestione magistrale della pasta fresca fatta a mano e per la capacità di creare un'oasi di autenticità e calore umano nella periferia milanese. 🧔♂️🧔♂️🧔♂️🏅
IL VERDETTO DEL RECENSORE 🧐
Osteria Lagrandissima ottiene 97 punti. È il trionfo della cucina sincera e verace, capace di innovare senza mai perdere il contatto con le radici. Davide Esposito in cucina e Gianmaria in sala guidano un progetto giovane e dinamico che è già una realtà consolidata della "Milano da mangiare". Nonostante il piccolo neo sui prezzi della cantina, si esce con il sorriso e la voglia di tornare immediatamente. UN'OSTERIA CHE TOCCA IL CIELO CON UN DITO. 🏅
Punteggio: 97 punti 🏅 Merito: 3 Barbe di Merito per la lingua, la pasta fresca e l'atmosfera autentica. Perché andarci: Per riscoprire il piacere di una trattoria moderna dove la qualità della materia prima non accetta compromessi. 🌿🍝👔 Atmosfera: Informale, calda e rassicurante; un rifugio di pace lungo la Martesana che sa di casa e di eccellenza. ✨🕰️🏡
Soste del Cuore Festeggiare la festa del papà qui è stato il regalo più bello che potessi farmi: un bignè ai fegatini vale più di mille parole.
Per il Golosario 2026, locale radioso: "Nata dalla passione di cinque giovani amici questa osteria si trova, come dice anche l'insegna, quasi in campagna, nella zona che, dopo NoLo, va verso il confine della città, a pochi minuti da Sesto San Giovanni, Cologno Monzese e Vimodrone. Nelle due salette raccolte, l'ambiente è quello di un'osteria contemporanea, con attenzione ai particolari e una cantina con centinaia di bottiglie esposte sugli scaffali. In tavola, i piatti della tradizione sono creazione di Davide Esposito, affiancato da Francesca Viterbo nella produzione di tutta la pasta fresca. Servizio cordiale e conto che lascia il sorriso. Bravi!
Piatti imperdibili: insalata russa alla piemontese; bignè ripieno con paté di fegatini di pollo, cipolle caramellate e olive taggiasche; plin (serviti alla piemontese) al tovagliolo; tagliatella al ragù di bufalo; trippa con pomodoro e Parmigiano; stracotto di pecora e purea di patate. Panna cotta con la composta di cachi
Prezzi medi: Antipasti 10; Primi piatti 15; Secondi piatti 16; Dolci 7"
"OFFERTA
Dietro a questo progetto non ci sono grandi nomi né imprenditori di successo, ma alcuni amici che hanno scelto un angolo di periferia non ancora troppo battuto dalla gentrificazione per dare forma alla loro idea di ristorazione “quasi in campagna”, come recita il menù. Potrebbe sembrare l’avvio di una storia a uso e consumo di marketing; invece, è la grande sorpresa che avrete quando verrete qui e troverete un “vero” posto sincero e non quelle insegne un po’ artefatte dove si mette in scena una tradizione posticcia fatta di ricette di nonne in realtà mai esistite, come capita di trovare talvolta nel panorama milanese. Qui siamo davanti a una trattoria di moderna concezione ma senza vezzi, dotata di una sobria eleganza e guidata con passione, che cerca una propria strada tra piatti e ingredienti di tutta Italia, seguendo strade ormai battute (la “riscoperta” del quinto quarto) e sentieri più originali, con risultati decisamente centrati in alcuni casi, in altri meno, ma nel complesso sempre apprezzabili. La carta, impostata su classici ricorrenti e varianti stagionali, è più ricca nella parte di antipasti, da dove abbiamo pescato delle ottime polpette di bollito con maionese al rosmarino, fragranti e non unte, e la genovese di molva, parente stretto del baccalà, abbastanza bilanciata nei sapori ma dal pesce troppo sfilacciato. Molto buoni, tra i primi, i maltagliati di grano saraceno con pesto di aglio rosso di Nubia, ben mantecati, equilibrati e con la pasta perfettamente al dente. Non ci ha deluso, passando ai secondi, l’insalata di coniglio e senape, servita tiepida e dalla carne morbida e perfettamente aromatizzata. Abbiamo chiuso con una discreta panna cotta alle fragole accompagnata da un caffè che abbiamo trovato migliorato rispetto alla nostra ultima visita, dalla corretta estrazione.
AMBIENTE
Dalla prima sala d’ingresso, con il bel bancone un po’ vintage, si passa ad una sala verandata e poi alla vera chicca del locale: il giardino interno ideale per la bella stagione. Arredi chiari, essenziali e luminosi.
SERVIZIO
Uno dei plus del locale. Qualche sbavatura con i tempi non ha compromesso l’estrema piacevolezza dell’accoglienza: informale e calorosa senza eccedere in confidenze, prodiga di spiegazioni, brava a sintonizzarsi con i commensali.
La carta, divisa per tipologie, spazia tra Italia e Europa (in particolare Francia e Spagna) privilegiando le piccole produzioni e il mondo del vino naturale. Ricarichi nella media.
OLIO
Su richiesta è arrivata in tavola una bottiglia a norma di olio EVO siciliano, blend di Nocellara Etnea e Nocellara Messinese."
Per Dissapore: "Osteria Lagrandissima a Milano, recensione: rassicurante e gradevole classicismo
Lagrandissima è una nuova osteria con un bello spazio esterno e una notevole cantina. La nostra recensione con il menu, i prezzi, i piatti che abbiamo provato, le foto.
Nasce un paio di settimane fa Osteria Lagrandissima, nella “quasi-campagna” (come dicono loro) di Milano subito a nord del naviglio Martesana. Se c’era un post-modernismo nelle nuove trattorie, osterie, bistrot – la definizione oscilla in base al peso relativo che ha la cantina, dunque forse con Lagrandissima si intravedono già le basi di un post-post-modernismo.
Se il post-modernismo era un ritorno all’antico con un guizzo di nuovo, era ricerca ossessiva sui prodotti di nicchia come salvifica auto-affermazione intellettuale, era la caccia a mani nude e il brulichio a basse frequenze dei fermenti nei barattoli di vetro nascosti nell’oscurità delle dispense come elevazione – un po’ retorica – dell’ancestrale, con il post-post-modernismo assistiamo a un mezzo giro di boa. All’apparente ridimensionamento del creativismo e degli idilli idealisti per un ritorno a un classicismo più semplice e candido, indossato con sicurezza di sé.
Per capirci, ingredienti e prodotti selezionati e artigianali ci sono, ma non su quello si incentra la narrazione, intelligentemente forse, anche perché con i tempi e le tendenze che corrono mettere insieme una lista dei famosi “piccoli produttori” ci vuole una settimana al massimo. Il pane è dei colleghi/concorrenti di Tipografia Alimentare, quindi buonissimo. Nel menu compare la grande star suina del momento, il maiale tranquillo (marchio registrato, non mio sarcasmo) cremonese, che con lo stress da celebrità assoluta un po’ di tranquillità l’avrà pure persa.
Tra gli antipasti c’è l’uovo cotto morbido con pomodoro, ma non è l’uovo di Parisi, quello delle galline tranquille anche loro e appagate dalla vita, anch’esse star contemporanee e residenti in Toscana. Insomma esisteranno anche altre uova buone al mondo. È un uovo umile questo, il bagnetto d’acqua di pomodoro dà note acidule ed erbacee ma morbide, come di aceto di frutta. Sopra scaglie di pecorino e crumble di pane.
Se questo giro di boa, il ritorno al classicismo rustico e campestre, sia un pregio o un limite naturalmente dipende dal contesto e dagli esiti. Il contesto c’è tutto, l’idea di quasi-campagna che definisce l’ethos del luogo è convincente. Colori tenui e aggraziati, arredi country-minimal, dove la sottrazione non è sbadato riduzionismo ma una scelta di umiltà, in linea con tutta l’idea generale. Il cortile molto ampio offre più coperti che all’interno, in fondo una ex-rimessa (o quasi-rimessa) ospita la cantina. La musica, che di solito al ristorante è o insignificante o molesta, colora l’insperata brezza serale di quest’estate rovente di note eclettiche e gradevoli, dall’indie di Brooklyn al gypsy-jazz.
La pasta fatta in casa è il vero punto di forza. Perché non è quella della Pastamatic che butti dentro gli ingredienti e premi “go”. È fatta a mano, le tagliatelle vibrano di un ragù bianco di maiale con finocchietto molto buono seppur un tantino avaro di quantità, lasciandole un po’ anemiche. I ravioli hanno un colore puntellato bianco-off tendente al nocciola, sarà qualche farina speciale poco raffinata. Le convoluzioni labirintiche e intricate della parte esterna sono perfettamente disegnate, come l’orecchio di un neonato. La pasta, pur rimanendo sempre solida ed elastica, si alleggerisce al centro giusto quel poco per mostrare in translucenza il ripieno verde-bottiglia di tenerumi, una primizia siciliana. Se dico 11 e lode è poco.
Il servizio è pieno di buona volontà, sorrisi e dedizione. Non tutto va per il verso giusto però e sono disposto a prendere metà della colpa. Per parte mia, magari meglio evitare il sabato sera in un posto che è ancora in rodaggio. Sul vino, ci siamo un po’ arrangiati con uno dei ragazzi di sala che ci ha portati in cantina con lui, perché il sommelier non c’era. Perché il sommelier non c’era, di sabato sera, in un posto che assegna al vino grande importanza? Qualche discronia sull’arrivo dei piatti, qualche domanda non risposta, ma potete già far finta di non aver letto questo paragrafo. Sono tutte piccolezze che confido andranno risolvendosi strada facendo.
Più difficile far passare sottotono invece quello che è stato l’unico vero tonfo della serata: la terrina di anatra. La consistenza secca e argillosa del terriccio arido. Sapore inspiegabilmente inesistente come fosse fatta di un nulla solido. Un piatto da ripensare con urgenza o eliminare. Buone e rustiche le polpette di melanzane, pur senza connotarsi di pregi particolari. Fantastico il pollo, tosto e ruspante, la marinatura nello cherry ne rafforza il gusto. In accompagno verdurine sature di colore, appena scottate o passate alla griglia, una vera goduria. La frolla ai frutti di bosco è buonissima ma le nuoce un po’ la porzione e la presentazione minimal inopportunamente da ristorante stellato.
La cantina, di soli vini artigianali e naturali, è in linea con quanto si osserva a Milano nelle nuove aperture di questo tipo di locali. Cioè è ottima, ed è una buona notizia sia per Lagrandissima sia per la città in generale.
I prezzi sono ragionevoli, con un paio di soluzioni degne di nota. Ad esempio gli antipasti sono divisi in 2 fasce di prezzo, dando buona scelta a chi volesse tenersi basso con la spesa. C’è un menu fisso a 28 euro che bizzarramente comprende 2 primi, un secondo e un dolce.
Opinione
Ebbene sì, a Milano un’altra trattoria/osteria/bistrot (fate voi) con tanti ottimi vini naturali, una cucina rustica e semplice ma di qualità, e un bellissimo spazio esterno. Sarà l’ennesima, ma io personalmente non mi sono stancato di posti così e non credo me ne stancherò a breve. Qui c’è il notevole plus dell’ottima pasta fatta in casa. Il classicismo umile della cucina è sì una scelta, ma alcune cose possono passare per banali e poco significative a certi palati non allineanti all’idea.
PRO
Ottima pasta fatta in casa, in particolare i ravioli.
Buoni prodotti cucinati con semplicità e cuore.
Terrazza favolosa.
Notevole cantina di vini naturali.
CONTRO
Alcuni piatti poco significativi, con almeno un passo falso eclatante: la terrina di anatra."
Qui siamo in via Ponte Nuovo 25, in una zona difficile da definire che non offre granché, anche se poi è a due passi dalla Martesana, tra Gorla e Crescenzago, verso Cernusco. Il logo è una rielaborazione dell’alga chiamata Millefoglio d’acqua, la più diffusa del Naviglio. Lagrandissima (attaccato, non La grandissima) è un'”Osteria quasi in campagna“, come recita il claim, anche se siamo pienamente in città. L’hanno messa in piedi tre ragazzi (Antonio Crescente, Davide Esposito e Gianmaria Fasce, consulenti di immagine Davide Coppo e Fabrizio Vatieri) e si vede da lontano con la sua tenda blu un po’ parigina. La prima sala è molto luminosa, pavimento giallo in resina, bancone bianco con piano in marmo e quattro tavolini. Tavolini di legno chiaro, un neon sul bancone e uno scaffale con i vini. Segue un’altra sala interna e poi un dehors, che è in un cortile.
Il menu è semplicissimo, di una semplicità cartesiana.
Una paginetta con alcuni piatti sparsi: polpette di melanzane (4 euro), uovo pomodoro crudo pane e pecorino; melanzane, pomodoro e parmigiano; zucchina di Albenga e robiola di Roccaverano; cipolla rossa di Acquaviva, fagioli e portulaca; sovracoscia di pollo marinata e patate (13 euro); manzo sfilacciato e salsa verde; formaggi Castagna.
E poi tagliatelle (fatte a mano come tutta la pasta) al ragù di maiale e finocchietto (13 euro). Ravioli alla Norma (11). Una panna cotta con la pesca bianca a 5 euro. Coperto a due euro. Volendo, c’è un menu fisso molto conveniente: Primi, Sovracoscia di pollo o piatto veg e dolce a 28 euro.
Tovaglietta di carta, musica pop retrò in sottofondo, servizio sorridente e vini naturali dai prezzi moderati. Tutto concorre a fare di Lagrandissima un posto dove poter tornare spesso. La clientela è giovane e di quartiere, ma sono molti anche quelli che arrivano da fuori. Sembra che qui si sia lavorato più per sottrazione, eliminando qualunque cosa sia di troppo, lasciando ai clienti il compito di dare un’anima e un cuore al locale. Che però non è affatto freddo.
Anche il menu non propone nessuno degli stilemi classici delle osterie contemporanee che vogliono stupire con nomi roboanti o spiritosi o eccessivi. Sentite qui: uovo, pomodoro crudo, pane e pecorino. Suona davvero come un piatto che potrebbero darti a due passi di qui, nella campagna. Nessuna menzione di produttori e artigiani star, anche se la materia prima è di qualità."
Ambiente
È il vero punto di forza. Non tanto per l’arredo, fondale anonimo di colorini chiari in spazi ristretti. Quanto per l’approccio sereno e accogliente del servizio, che cuce con disinvoltura un gradevole clima umano. Quando, poi, si può cenare all’aperto, nel grazioso cortiletto, non si verrebbe più via.
Cucina
Del menu, diciamo che subisce un’evoluzione naturale, in base all’estro e alle stagioni. Ma si mantiene la barra su alcune linee fondanti: scelta accurata degli ingredienti, lista limitata a una quindicina di voci, suddivise tra antipasti, primi e secondi. Nel primo capitolo, fa buona figura, innanzitutto, un classicone della tradizione meneghina: l’insalata di nervetti con cipolle e sedano, ai quali si aggiungono, con esiti ininfluenti, frammenti di pesca (frutto alla moda, com’è noto). Si resta nel campo ristretto del “buonino” con i piatti che seguono. Così è per la fregula (palline di semola) all’ortica, per le pappardelle ai finferli, per il tonno di coniglio con pomodori secchi e olive. Interessante carta dei vini."
Insomma, un posto da promuovere e consigliare. Io ho assaggiato un bignè ai fegatini molto gonfio (e costano appena 2,50 ero l'uno), dei Cappelletti al tovagliolo tipici della tradizione piemontese ripieni di mortadella e limone (brava Francesca!), i Maltagliati di grano saraceno con pesto di aglio orsino e nocciole (un piatto nato per caso, benedetto il caso), e una Porchetta fatta in casa morbida dentro e croccante fuori, come deve essere, accompagnata da patate al forno.
Per dolce una Panna cotta con salsa alle pesche. Tutto buono. Tutto alla Grandissima."
Lagrandissima è un’osteria semplice e schietta, situata in zona Naviglio della Martesana, tra Gorla e Crescenzago, “quasi in campagna”, come recita quello ormai è diventato un po’ lo slogan del locale. Niente interni di design qui, ma un’atmosfera calda e piacevole, come si addice a un’osteria, con due sale luminose, tutte declinate sui toni chiari e tenui, niente di urlato o troppo caratterizzato: a lasciare il segno sono “solamente” il cibo, il vino e la gentilezza del personale. Ma c’è una chicca: il dehor esterno, piacevolissimo in estate: pochi tavoli sistemati in un tranquillo cortile vecchia Milano, tra fiori e piante spontanee, che mette subito a proprio agio e ospita anche la cantina, in una piccola dependance sul fondo. Cantina che è uno dei punti forti de Lagrandissima, con la sua vasta e inedita scelta che enumera centinaia di etichette naturali di piccoli artigiani.
Il menù, ristretto e anticonvenzionale, segue stagionalità e mercato e vede la pasta fatta in casa tra i suoi cavalli di battaglia: che siano ravioli, gnocchi, tagliatelle o pappardelle, i primi piatti risultano sempre ben fatti e conditi in maniera schietta, gustosa e abbondante, come farebbe la nonna alla domenica. Tra gli antipasti must have de Lagrandissima, quasi sempre presenti in carta, figurano le polpette di melanzane, rustiche e con un piacevole sentore di menta, l’uovo morbido con gazpacho e pecorino, e l’asino tonnato (si asino, avete capito bene!). Si alternano invece, a seconda del periodo dell’anno, della disponibilità delle materie prime e dell’estro dello chef, alcuni piatti classici della tradizione regionale lombarda e piemontese come l’insalata di nervetti con cipolla, il tonno di coniglio, la lingua in salsa verde, il carpaccio, l’insalata russa o la salsiccia di pecora bergamasca. Interessante e coerente con il resto della proposta anche la selezione di salumi e formaggi di piccole realtà artigianali, tutti saporiti e non banali."
Per MilanoToday: "Lagrandissima si trova sul Naviglio della Martesana, una zona di Milano che sta facendo parlare di se sempre più spesso. In questo indirizzo ritroviamo tutti gli elementi che ci fanno definire Lagrandissima una moderna trattoria all’italiana: piatti che si muovono del ricettario tradizionale senza un particolare e cieco ossequio, servizio semplice e cordiale, prezzi contenuti, atmosfera di periferia che fa sentire a casa. La carta vini fa il giro delle cantine biologiche e naturali, tra vecchi nomi e nuove referenze, anche perché i proprietari sono gli stessi dietro Palinuro, un’enoteca in zona Città Studi. Tra i piatti migliori i primi, grazie alla pasta fresca fatta in casa. Ma qui difficilmente sbagliano una preparazione."
Nessun commento:
Posta un commento