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Lago Biacchese a San Lazzaro di Savena: Addio a un Pezzo di Cuore e di Vera Bologna 💔🍝
ATTENZIONE: IL LOCALE È CHIUSO DEFINITIVAMENTE
Ci sono luoghi che non sono solo ristoranti, ma veri e propri custodi della memoria collettiva. Il Lago Biacchese era uno di questi: una trattoria ruspante, autentica e leggendaria, nascosta dietro un ponticello e una strada sterrata sulle rive di un laghetto per la pesca sportiva. Un rifugio bucolico a pochi passi dalla tangenziale, dove il tempo sembrava essersi fermato agli albori della cucina petroniana, capace di attrarre sotto le sue volte personaggi del calibro di Lucio Dalla e Gianni Morandi. ✨📍🏛️
Il ricordo di una cucina "adagiante" e ruspante 🍽️📈
Ho avuto la fortuna di frequentare questo luogo dell'anima per ben quattro volte, introdotto da amici e colleghi bolognesi DOC che mi hanno insegnato a riconoscerne il valore unico. La mia ultima visita risale al:
09/2019 --- 🕰️
Il mio voto resta un solido 75 punti, un tributo alla costanza di una famiglia (i Cerrè, con Marina e Stefano) che per sessant'anni ha servito la "bolognesità" più schietta. La chiusura definitiva lascia un vuoto incolmabile per chi, come me, cercava la sostanza oltre la forma.
La Tagliatella Prosciutto e Cipolla: Il vero capolavoro. Il loro sugo con le cipolle era semplicemente inarrivabile, un equilibrio di dolcezza e sapidità che non ho mai più ritrovato altrove. Un piatto straordinario che, da solo, valeva il viaggio. 🍝🧅🥇
I Primi della Tradizione: Dal tortellino servito direttamente nel pentolino, nuotante in un brodo "con gli occhi" senza compromessi, ai tortelloni burro e salvia dal ripieno generoso e rasserenante. Ogni forchettata era un tuffo nei ricordi d'infanzia. 🥟
Secondi Poveri ma Ricchi: Trippa, fagioli con le cotiche, zucchine ripiene e una cotoletta alla bolognese "vecchia maniera", bagnata nel brodo per restare tenera e saporita senza bisogno di panna. 🥩🥘
L'Atmosfera: Un mix poliedrico di agenti di commercio in cravatta e anziane signore, tutti uniti dal rito delle crescentine (servite la sera e la domenica) e da un cestino del pane che traboccava di streghette e focacce. 🧺🥖
Un Menù che ha fatto la Storia 📖
Recensito dal Mangiarozzo e celebrato da Gourmettoria, il Lago Biacchese non aveva bisogno di carte dei vini blasonate o arredi moderni per convincere:
Crescentine e Affettati: Un asso nella manica immancabile, servito con la semplicità di chi sa di offrire il meglio. 🥓🍪
Coniglio alla Cacciatora: Tenerissimo e inondato di sugo, un inno alla cucina casalinga più vera. 🐇
Zuppa Inglese e Panna Cotta: Dolci artigianali che stampavano il sorriso, preparati secondo le ricette di una volta, con la panna cotta cotta in forno che era un piccolo miracolo di golosità. 🍮🍰
Vino della Casa: Sangiovese e Pignoletto locali, serviti senza troppi fronzoli in un contesto spartano ma vibrante di vita. 🍷
Il Verdetto del Recensore 🧐
Il Lago Biacchese si congeda con 75 punti e un cuore spezzato. È stato un caposaldo della cucina bolognese, un posto "alla buona" dove la qualità delle porzioni e l'onestà del prezzo creavano un legame affettivo indissolubile con il cliente. Sapere che non potrò più sedermi su quelle rive a gustare quelle tagliatelle alle cipolle è una piccola sconfitta per ogni amante del buon vivere. Un pezzetto della mia storia gastronomica resta lì, tra le foglie e l'acqua silente di quel laghetto. 🏅
Punteggio: 75 punti 🏅
Merito: L'incredibile sugo alle cipolle e l'autenticità di una gestione familiare che ha fatto la storia di San Lazzaro.
Perché ricordarlo: Per aver preservato, finché ha potuto, l'anima più verace, grassa e godereccia di Bologna, lontano dalle mode e vicino alle persone. 🍕🍷✨
Atmosfera: Rustica, spartana e profondamente umana; un luogo dove il GPS faticava ad arrivare, ma il cuore trovava sempre la strada. ✨🕰️🏙️
Se il contesto per certi versi è cambiato, nulla è stato ritoccato in un locale che esiste da sempre : né l’ingresso col vecchio bar, né il menù elencato a voce, quotidianamente infoltito con le proposte del giorno. La sala costantemente affollata intreccia un contesto sociale poliedrico : anziane che sorseggiano il brodo direttamente dal pentolino, agenti di commercio in giacca e cravatta temerari dalle macchie di sugo, famiglie e baldi giovani affezionati ai ricordi d’infanzia. Intramontabili e inamovibili Giovanni Cerré e la moglie Gina che col passare del tempo hanno allenato un team affiatato ed ammaestrato nel portare avanti la solida, schietta e godereccia cucina bolognese degli albori, sgattaiolando con destrezza tra tutti i tavoli ed i pannelli fotografici con impressi i piatti più apprezzati del locale. Il massiccio cestino del pane accumula pagnotte, crescente, sfiziose streghette e focacce in quantità interminabili ed è il benvenuto già presente all’arrivo su tutti i tavoli. Superata la delusione per l’assenza delle crescentine, rinomato asso nella manica del menù, che vengono servite solo a cena e al pranzo della domenica, ci si tuffa assaporando i sapidi, ruspanti ed adagianti primi piatti.
Spicca il tortellone burro e salvia, ben lucidato col burro, dal ripieno paffuto, rotondo e rasserenante. La tagliatella stretta, fine e non esageratamente cotta viene ricoperta dal ragù o dal prosciutto e friggione (quest’ultimo non accecato dall’acidità), opinabile la lasagna piuttosto lasciva ed ovattata stratificata da una coltre di ragù rosso pomodoro. Il tortellino che da queste parti ha fatto la storia, galleggia su un brodo senza compromessi da cui sgorgano occhi a dismisura, strappando il record delle comande e la gioia dei commensali che in tandem lo assaporano direttamente dal pentolino.
Prolifico l’elenco dei secondi (tutti sui 10 euro) forgiati da numerosi piatti poveri come i fagioli con le cotiche (un po’ troppo avanti di cottura), la trippa, le zucchine ripiene, la faraona arrosto, il coniglio alla cacciatora molto tenero ed inondato di sugo, lo spezzatino ed una buonissima cotoletta alla bolognese con prosciutto, parmigiano ed un mantello di brodo ad esorcizzare panna e fondute anti digestive. Il ricarico lipidico è da gestire per non privarsi del timbro affettivo dei dolci : piacevole e gioiosa la zuppa inglese percentualmente variegata da crema, alchermes e cacao. Indiscutibilmente golosa la panna cotta pitturata col caramello, scelte che stampano più il sorriso rispetto al fiordilatte nonostante panna&crema negli altri casi, non rispecchino propriamente il sinonimo di letizia ma ci troviamo pur sempre in una trattoria a bordo di un laghetto.
Spoglia la carta dei vini come da pronostici, conto sui 30-35euro bevande incluse.
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