La Clusaz a Gignod: Il Fascino Millenario di una Locanda senza Tempo 🏔️🧀🏰
Lungo la statale che da Aosta si inerpica verso il Gran San Bernardo, sorge un luogo che definire storico è riduttivo. La Clusaz è una stazione di posta dal 1140, considerata da molti la locanda più antica d'Europa. Un casolare in pietra e legno che ha saputo attraversare i secoli trasformando l'ospitalità per i viandanti in un'esperienza gastronomica di altissimo livello. 🏛️✨🇮🇹
L'esperienza a tavola 🍽️
Ricordo con grande nitidezza la serata trascorsa in questo tempio della cucina valdostana, nel lontano:
05/1998 --- 🕰️. Insieme ad Alessandra, sua sorella Marcella e mio cognato Sasha, fummo avvolti dal calore del grande camino e dalle splendide volte in pietra. 🛋️🔥
Il Trionfo dei Formaggi: Sebbene per me sia sempre stato difficile apprezzare appieno la proposta a causa della mia storica idiosincrasia per i formaggi, non potei non notare l'entusiasmo di Alessandra. Per lei, che adora i prodotti caseari, la vista dei carrelli ricolmi di fontine artigianali, tome di Gressoney e Seirass fu un momento di pura estasi. 🧀🛒😍
Cucina di Sostanza e Raffinatezza: Nonostante le mie limitazioni, la cucina dimostrò una caratura superiore. I piatti, anche allora, riuscivano a nobilitare le materie prime del territorio, come il celebre teteun o le carni sapientemente lavorate, testimoniando una tecnica che negli anni ha portato il locale a fregiarsi della stella Michelin e di numerosi cappelli dell'Espresso. 🥩🥇
L'Atmosfera: Cenare in un edificio del XII secolo, con le pareti che trasudano storia e il profumo del legno, rende l'esperienza quasi mistica, un distacco totale dalla frenesia moderna. ✨🌲🤝
Il Giudizio della Critica 📖
La Clusaz ha raccolto negli anni i massimi riconoscimenti da tutte le principali guide, confermandosi un pilastro della ristorazione alpina:
Elogio della Tradizione (e non solo): L'Espresso ha premiato il locale con il "cappello", lodando il tortino di castagne con lardo e i ravioli di cervo, sottolineando la capacità di fondere prodotti locali con ispirazioni francesi, come il foie gras. 📚🎩
La Chiocciola Slow Food: Fino al 2013 il locale è stato un simbolo di Osterie d'Italia, celebrato per la "rinnovamento nella continuità" portato avanti da Maurizio e Sevi Grange. Piatti come la seupa valpellinentse o il risotto alle erbe con ragù di gallina restano pietre miliari della loro offerta. 📚🐌
Identità e Territorio: Per Identità Golose, Maurizio Grange e Severina Math sono stati maestri nel trasformare in "oro" le materie prime di terre aride e avare, supportati da chef capaci di equilibrare tradizione e innovazione gourmet. 📚🏔️✨
Riconoscimenti d'Eccellenza: Il Gambero Rosso continua a certificare l'alto livello con 80 punti e 2 forchette, mentre il Golosario di Paolo Massobrio lo ha spesso premiato con il giudizio di "radioso". 📚🍴☀️
Note e atmosfera ✨
Oggi, dopo un periodo di chiusura, La Clusaz ha riaperto i battenti con una nuova gestione che si impegna a mantenere viva quella linea di cucina tradizionale valdostana di alto livello che l'ha resa celebre. L'ambiente conserva intatto il suo fascino evocativo, con una cantina che resta una delle più interessanti della regione per la cura nella selezione dei vitigni autoctoni. 🛋️🍷❄️
Il Verdetto del Recensore 🧐
La Clusaz è un posto da ricordare, un luogo dove la storia d'Europa si siede a tavola. La mia visita del maggio 1998 resta un ricordo prezioso per la bellezza del contesto e la gioia dei miei commensali, nonostante la mia sfida personale con i formaggi. È una sosta obbligata per chiunque voglia respirare l'anima vera della Valle d'Aosta. 🏅🇮🇹
Punteggio: 85 punti 🏅 Merito: - Perché andarci: Per vivere l'emozione di cenare nella locanda più antica d'Europa, godendo di una cucina che è un monumento alla tradizione valdostana. 🏰🏔️ Piatto imperdibile: Seupa Valpellinentse e la selezione di Formaggi artigianali (per chi li ama!). 🍲🧀🥇 Atmosfera: Millenaria, calda, elegante e profondamente suggestiva. ✨🕰️⛰️
In questo casolare sulla strada che s’inerpica fino al Gran San Bernardo si lavora per trasformare ogni giorno in oro le materie prime di queste terre aride e avare. Aridi i terreni, ricchissimi gli aromi e i sapori da esperire sotto splendide volte in pietra: convivono proposte più fedeli alle tradizioni del territorio – come la perfetta Seuppa à la Valpellenentse - o piatti classici eseguiti alla perfezione a un menu degustazione più eclettico e gourmet, dove lo chef si concede di mostrare tutto il proprio estro – vedi l’ormai famoso Risotto al caffè e riccioli di foie gras.
Lo chef di cucina è il biellese Piergiorgio Pellerei, cuoco con un’importante gavetta a Londra, molto abile nella cottura delle carni e nel coordinamento di tutte le altre partite."
Via dei Gourmet: "La Clusaz è una locanda – oltre al ristorante ci sono 14 camere a disposizione – gestita da anni dalla famiglia Grange, con passione e professionalità. Si trova a circa 8 km da Aosta, proprio sulla strada che conduce al Gran San Bernardo.
La sala principale, con le volte a pietra, è molto accogliente e calda, in tutti i sensi, per la presenza di un confortante camino. L’ambiente non è per nulla ingessato, ci si sente a proprio agio e si scambiano volentieri due chiacchiere con Maurizio Grange, sulla cucina o sulla sua passione, i vini di montagna.
I piatti sono ben realizzati, ma forse gli manca quel quid per brillare ancor di più: abbiamo assaggiato carpaccio di petto d’anatra con mele, arance, sale rosso e gelatina al moscato passito che, a mio parere, risultava un po’ troppo alcolica; musetto di vitello – cotto alla perfezione – con purè di sedano rapa e bagnetto verde (che avrebbe dovuto essere un po’ più vigoroso, poiché risultava essere piuttosto un’emulsione di olio e prezzemolo); ravioli di stufato di cervo con zucca e zenzero; filetto di maiale con purè di sedano rapa e (ottima) tagliata di cervo con pasta sfoglia e fichi caramellati. I dolci: crostatina con marronata e salsa di cachi e terrina ai tre cioccolati con dacquoise di mandorle e sorbetto di passion fruit, realizzati con eccellente capacità tecnica.
Alla Clusaz si riesce a provare una cucina “stellata” a cifre che raramente si vedono in giro: due aperitivi, due menu dall’antipasto al dolce, una bottiglia di Pinot Noir 2010 Lo Triolet, un bicchiere di Pierrots del Feudo di San Maurizio – vino rosso passito da Petit Rouge e Fumin – e due caffè a 110 euro non è per niente male (da sottolineare che la carta dei vini ha ricarichi del tutto onesti!)."
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