martedì 6 giugno 2023

Trattoria Carmen (76) - Trattoria Carmen a Torino: L'Anima Granata di San Salvario

 Trattoria Carmen - Facebook


Voto: 76
Numero di visite: 1
Ultima visita: 06/2021
Fascia di prezzo: 28-28
Guide e recensioni: I Cento Torino, La Repubblica, La Stampa

-Torino- (TO) 



Trattoria Carmen a Torino: L'Anima Granata di San Salvario 🍱🍝🥩

Nel cuore pulsante di San Salvario, in via Ormea, la Trattoria Carmen è molto più di una semplice piola: è un pezzo di storia torinese che profuma di resistenza e tradizione. Varcare la soglia di questo locale, con la sua stanzetta satura di quadri regalati dagli artisti e i celebri cuscini con il marchio del Toro (qui la fede calcistica non è un mistero), significa fare un salto indietro nel tempo, in una Torino autentica che non si è lasciata piegare dalle mode della movida. 🏛️🐂📍

Un pranzo tra padre e figlio nella piola del cuore 🍽️📈

Ho visitato questo tempio della piemontesità insieme a Filippo, cercando rifugio dai soliti taglieri turistici per ritrovare i sapori di una volta. La nostra visita risale al:

06/2021 --- 🕰️. L'esperienza è stata esattamente ciò che cercavamo, meritando un solido punteggio di 76 punti: una cucina semplice, onesta e verace.

  • La Tradizione in Tavola: Abbiamo gustato i capisaldi del repertorio piemontese. Dalla pasta fatta in casa alla bistecca impanata, fino a un ossobuco cucinato come tradizione comanda. 🥩🥇

  • Il Tocco Dolce: Per concludere in bellezza, non sono mancate le pesche ripiene, un classico intramontabile che qui viene preparato con la cura di un tempo. 🍑🥇

  • L'Eredità di Salvatore: È stato emozionante vedere come il figlio di Salvatore Giachella, Federico, abbia raccolto il testimone del padre (mancato nel 2015), mantenendo intatto lo spirito, i muri e la formula dei prezzi popolari che hanno reso Carmen un'istituzione dal 1991. 👔🥇

Piatti Iconici: L'Armamentario Piemontese 📖

Le guide e i quotidiani come I Cento, La Repubblica e La Stampa celebrano da decenni il menù di Carmen, che segue rigorosamente il ritmo delle stagioni:

  • Antipasti della Tradizione: Carne cruda, frittata, tomini e l'immancabile insalata russa aprono la danza dei sapori. 🥗🥩

  • I Primi della Sfoglia: Agnolotti al sugo d'arrosto, tajarin e ravioli gorgo e noci sono i pilastri della cucina. 🥟🍝

  • I Dolci della Memoria: Bonet, torta di nocciole con zabaione e le pere al vino chiudono degnamente il banchetto. 🍮🍷

  • Specialità Stagionali: Funghi quando ci sono i funghi, carciofi quando ci sono i carciofi. Senza eccezioni. 🍄🍃

Il Verdetto del Recensore 🧐

La Trattoria Carmen ottiene 76 punti. È l'indirizzo perfetto per chi, passando da San Salvario, vuole evitare le trappole per turisti e immergersi in un'atmosfera conviviale, vociante e profondamente sabauda. I prezzi popolari e la qualità costante ne fanno una sosta obbligata per chiunque cerchi la "flemma e la professionalità" di una gestione che lavora sodo e parla poco. 🏅

Punteggio: 76 punti 🏅 Merito: La coerenza storica del locale e l'ottima esecuzione dei piatti della tradizione come l'ossobuco e le pesche ripiene. Perché andarci: Per vivere l'autentica atmosfera della piola torinese, seduti su cuscini granata, gustando un pasto semplice ma ricco di storia. 🍝🍷🐂 Atmosfera: Straordinariamente accogliente, stipata di ricordi e quadri d'autore, tipica di un "posto che non c'era" e che per fortuna c'è ancora. ✨🕰️🏛️










Alcune immagini dal web:
















Per I Cento Torino: "Le trattorie torinesi serbano storie intense, divertenti, tristi. Come da Carmen. Ci andavamo da ragazzi con i genitori, quando San Salvario era ancora sonnolenta e via Ormea era costellata prevalentemente da antiquari e negozi di cordami (e travestiti). Carmen, dunque, era un'eccezione: Salvatore Giachella aveva aperto un posto che non c'era: un'unica stanzetta satura di tavoli, un grande affresco ricorsivo, che ritraeva l'osteria stessa, una quantità di quadri e quadretti, menu fisso, prezzi bassi. Giachella ci aveva visto giusto, e Carmen era sempre piena. Poi, d'un tratto, nel 2015 Salvatore è mancato e tutto il quartiere l'ha pianto: quella mattina nel bar Attisano, alla pasticceria Pisapia, nella panetteria Ficini, dal macellaio Battaglia non si parlava d'altro. L'avventura pareva essersi cosi interrotta: Salvatore aveva un figlio ma non sembrava volesse continuare. E invece si: il ragazzo si è scoperto la vocazione e adesso conduce il locale esattamente come faceva il padre, avendo mantenuto muri e formula perfettamente intatti. Varcato il bel portoncino sotto la vecchia insegna "TRATTORIA", ci si siede sui cuscinetti con il marchio del Toro (eh, qui è chiaro da che parte stanno),e a pranzo si mangiano alla carta cose semplici - agnolotti al sugo d'arrosto, ravioli gorgo e noci, carpioni, roastbeef, salsiccia e polenta, pesche ripiene -, a cena un menu appunto fisso (28 euro) con carne cruda, frittata, tomini, insalata russa, tajarin, arrosto, bonet, torta di nocciole con zabaione, le pere al vino e tutto l'armamentario piemontese, Funghi quando ci sono i funghi, carciofi quando ci sono i carciofi. Tutto proprio come un tempo. Di Giachella in Giachella."

Per La Repubblica: "Nelle ultime settimane s’è acceso un piccolo dibattito su un tema che riguarda tutti i golosi: come le vecchie trattorie e i ristoranti classici possano proiettarsi nel futuro. La risposta più naturale è: tocca alle nuove generazioni. Il fatto è che spesso i ragazzi, vogliono seguire un percorso proprio, magari lontano da tovaglie a quadri. Immagino la pensasse così anche il figlio di Salvatore Giachella quando suo papà, in un giorno d’autunno di tre anni fa, morì d’improvviso. Me la ricordo bene quella mattina: in San Salvario - al mercato di piazza Madama, alla pasticceria Pisapia - non si parlava d’altro. Giachella era uno degli osti più amati del quartiere da quando, nel 1991, aveva varato Carmen in via Ormea, una stanzetta tutta satura di quadri - testimoni del passaggio di tanti artisti - in cui per 20mila lire lire si faceva una cena tradizionale a menù fisso.
Si stava bene, da Carmen, e ne scrissi qui dieci anni fa. Ma quella mattina di novembre la storia dell’osteria rischiò di finire assieme al garbato signore lucano che ne era titolare. Invece no. Immagino ci abbia pensato e ripensato in mezzo a mille sentimenti diversi, ma il risultato è che quando l’altroieri entro da Carmen tutto è proprio così come era. Ma, cosa più evidente, in sala c’è il figlio di Salvatore, che tanto gli somiglia. E di papà ha la flemma e la professionalità: gente di poche parole e tanto lavoro. La sala è stipata e allegra: alle pareti sempre i quadri, ai tavoli una vociante combriccola di personaggi di zona, il Maestro di musica, pensionati ridanciani, un trio che parla di sindacato, un altro che parla di un videoregistratore (ma esistono ancora?). Se trovo posto è solo perché sono quasi le due e s’è liberato un desco. La formula serale è sempre la medesima - cena ricca a 28 euro all inclusive - ma a pranzo si scelgono uno a uno i piatti raccontati da Giachella: ci sarebbero funghi in tutte le salse - con i tajarin, fritti - ma io vado per la mia strada. Che mi porterà su golosi ravioli di noci e gorgo in salsa di noci (€7) e una buona salsiccia in umido con polenta (8). Mi trattengo dal prendere le pere al vino, il bunet o la torta di nocciole con lo zabajone e con acqua e caffè fatto con la moka spendo 18 euro. E mi alzo felice, e fiducioso nel futuro."

Per La Stampa: "San Salvario dice addio a uno dei suoi simboli. A 56 anni si è spento Salvatore Giachella, stroncato da infarto. Dal 1991 gestiva «Carmen», trattoria in via Ormea 15/A. Un locale piccolo, con 30 posti a sedere, ma straordinariamente accogliente, conosciuto e apprezzato in tutta la città. Una trattoria che negli anni è diventata un pezzo di storia del quartiere, grazie anche al garbo e alla signorilità di Giachella, persona mite e sempre cordiale: «Un uomo d’altri tempi», lo definiscono i negozianti della zona, senza nascondere la propria commozione.
PEZZO DI STORIA
Giachella era di origine lucana. Dopo essersi fatto le ossa in Romagna gestendo un ristorante col fratello Pasquale, si era trasferito a Torino per iniziare una nuova avventura. Per aprire il suo primo locale aveva scelto San Salvario, quartiere famoso all’epoca non certo per la movida, bensì per il forte degrado. Una scommessa che si rivelò vincente. Giachella rilevò Carmen e lo trasformò nel primo vero locale «in» della zona: «Aveva la migliore clientela di Torino», racconta Cesare De Rossi, storico commerciante di San Salvario. Da Carmen, negli anni, sono passati artisti illustri, come Tabusso, Soffiantino, Casorati. E hanno regalato i loro quadri, appesi alle pareti del locale. Ma anche i calciatori amavano mangiare in via Ormea, su quelle sedie con cuscini granata con al centro lo stemma del Toro, grande passione sportiva di Giachella.
SEMPRE DISPONIBILE
Tutti, nel quartiere, descrivono Giachella come un grande lavoratore, pronto ad alzarsi presto ogni mattina per andare a fare la spesa al mercato di piazza Madama. Nel suo Carmen, sempre affollatissimo, si trovava una grande varietà di antipasti piemontesi, accompagnati da non meno di quattro o cinque primi e altrettanti secondi piatti. Menu che cambiavano al variare delle stagioni. Ad aiutare Giachella c’erano due peruviani: Alejando, il cuoco cui Salvatore aveva insegnato il mestiere, e Lucio, che dava una mano in cucina. Nel suo percorso a San Salvario («Quartiere che con il suo locale aveva contribuito a valorizzare», dice chi lavora in zona) Giachella si era fatto apprezzare non solo per le sue capacità professionali, ma anche per quelle umane. «Un gran signore - dice ad esempio Franco Attisano - disponibile e pronto ad aiutare i colleghi». Come qualche settimana fa, quando aveva allontanato un malintenzionato che importunava la giovane proprietaria della boutique di fronte.
L’ULTIMO SALUTO
La scomparsa di Giachella ha lasciato un profondo senso di sgomento in tutto il quartiere. Tanto più che è arrivata in modo improvviso. Mercoledì Salvatore aveva accusato un leggero malore. Sembrava una cosa di poco conto, che però lo aveva indotto a restare a casa e dare le chiavi del locale al figlio Federico, di 24 anni, con il quale viveva. «E’ stata la prima volta, evidentemente se lo sentiva», dice il ragazzo. I funerali di Salvatore Giachella si terranno lunedì alle 10,15 a Moncalieri, nella Parrocchia di Santa Maria della Scala. Ci saranno anche i commercianti di San Salvario: «Gli porteremo il nostro ultimo saluto - assicura De Rossi - . Mancherà moltissimo a tutto il quartiere»."





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