venerdì 26 gennaio 2024

Osteria Di Rubbiara (97) 🧔🧔🧔 - Osteria di Rubbiara: Il pollo al Lambrusco leggendario e l'Acetaia Pedroni a Nonantola

https://www.acetaiapedroni.it/it/osteria-rubbiara 


Voto: 97
Numero di visite: 1
Ultima visita: 01/2024
Fascia di prezzo: 25-31

-Nonantola- (MO) 


Osteria di Rubbiara: Il pollo al Lambrusco leggendario e l'Acetaia Pedroni a Nonantola


1: Osteria di Rubbiara: Sei generazioni di verità nel piatto a Nonantola.
2: Gennaio 2024: Un viaggio nella memoria tra profumi di mosto e tradizione.
3: La dinastia Pedroni: Da Italo a Giuseppe, il futuro di una bottega storica.
4: Il Pollo al Lambrusco e i Tortelloni al Balsamico: Sapori imbattibili.
5: Un’Acetaia di 500 anni: Dove il Balsamico Tradizionale DOP è il Re.
6: Verdetto: 97 punti e 3 Barbe. La riconferma della Chiocciola Slow Food 2026.


Non c'è più Italo Pedroni a "sequestrare" i cellulari o a bandire i tortellini alla panna con il suo celebre piglio burbero, ma l’anima dell’Osteria di Rubbiara è più viva che mai. Oggi, sotto la guida del figlio Giuseppe, questo casolare del ‘500 continua a essere un santuario della cucina modenese. Con 97 punti e la 69ª posizione assoluta, la mia prima visita si è trasformata in un ricordo indelebile, un viaggio in una dimensione contadina che profuma di casa e di eccellenza.

Il Pollo della Vita e l'Oro Nero di Modena
La cucina dei Pedroni è un inno alla semplicità estrema che rasenta la perfezione tecnica:
Il Piatto del Cuore: Il pollo al Lambrusco Pedroni. Senza giri di parole: il miglior pollo mai assaggiato in vita mia (mamma a parte, ovviamente!). Una ricetta "segreta" degli anni '80 che identifica il locale e ne giustifica da sola il viaggio.
I Primi della Tradizione: I tortelloni di ricotta e spinaci serviti con gocce di Aceto Balsamico Tradizionale DOP 12 anni. Qui il balsamico non è un condimento, è un ingrediente narrativo che eleva la pasta fresca a un livello superiore.
La Filosofia: Niente antipasti, menù che segue i ritmi della terra e una selezione di 14 liquori fatti in casa (nocino in testa) per chiudere in bellezza una sosta che sa di verità.

160 Anni di Storia e Futuro
L'Osteria di Rubbiara ha festeggiato i suoi primi 160 anni (fondata nel 1862) ricevendo una targa commemorativa, ma Giuseppe Pedroni è un innovatore silenzioso: ha anticipato di decenni i concetti di chilometro zero e turismo enogastronomico. Gestendo 10 ettari di vigneti, produce il mosto per l'aceto e il Lambrusco servito a tavola, garantendo una filiera cortissima che incanta clienti da tutto il mondo, dagli USA all'Australia.

La Chiocciola che non si ferma mai
Confermata come Chiocciola Slow Food anche per il 2026, l'osteria è un'oasi dove "si apprezza lo scorrere lento del tempo". Lo staff giovane e professionale accompagna gli ospiti anche alla scoperta dell'acetaia, rendendo l'esperienza completa: non solo cibo, ma cultura liquida modenese.

Il Verdetto del Recensore Numerico
L’Osteria di Rubbiara è un gioiello di provincia che brilla di luce propria. È un luogo essenziale, rustico, dove si mangia "quel che c'è" (come recita l'insegna in dialetto), ma quel che c'è è straordinario. Se volete capire cosa significa davvero l'Emilia, dovete sedervi a questi tavoli. INDIMENTICABILE. LA TRADIZIONE NELLA SUA FORMA PIÙ PURA.



































Aggiornamento 14/10/2024: Chiocciola 2025!
Aggiornamento dell'ottobre 2025: Osterie d'Italia 2026 conferma la Chiocciola!
 

Per Osterie d'Italia 2024:


Per il Gambero Rosso 2024:


Per l'Espresso 2020:


Per l'Accademia Italiana della Cucina: "Osteria familiare, in località Rubbiara, dallo stile essenziale
Piatti tipici:
tortellini in brodomaccheroni al pettine; pollo al Lambrusco; frittata all'aceto balsamico tradizionale di Modena; gelato all'aceto balsamico tradizionale di Modena"

Per il Touring Club: "Il patron è burbero ma simpatico e apprezza se mangiate fino all'ultimo boccone. La cucina è di schietta impronta locale e si distingue per le tagliatelle (fatte a mano) con ragù di carne, il coniglio all’aceto balsamico. I distillati sono della casa e così anche i dolci: panna cotta alla gelatina di aceto balsamico"

Per Alice 2011: "Storica trattoria di campagna, in un casolare del '500 con un bel giardino per l'estate, gestita ininterrottamente da metà Ottocento dalla famiglia Pedroni. L'ambiente è rustico, all'antica: Italo Pedroni, il "rustico benefico" detta regole assolute: niente cellulari (da depositare); niente avanzi nel piatto; precedenza agli uomini; menù imposto, sempre uguale da decenni (accanto all'ingresso sta scritto: "chè às màgna quél ch'a ghé"). Se tutto questo non vi disturba, allora vivrete momenti di vero piacere all'insegna della geniunità e della tradizione del territorio. Niente antipasti; tortellini in brodo e strichetti al ragù di carne; pollo al Lambrusco, arrosti, costicine al forno e frittata al balsamico; cipolle borretane (lessate e condite con aceto balsamico) e insalatina; faraona arrosto, cotechino e fagioli, bolliti misti, assaggio di torte e crostate. Ben 14 liquori di propria produzione. Aperto solo a pranzo, venerdì e sabato anche alla sera"

Per il Resto del Carlino: "Correva l’anno 1862 ed era proprio novembre quando Giuseppe Pedroni (che oggi potremmo ribattezzare Giuseppe I) decise di aprire una "osteria con diritto di vitto e stallatico" (sì, si cambiavano anche i cavalli) in via Risaia 2, a Rubbiara di Nonantola. Lo stesso indirizzo e, soprattutto, lo stesso posto, in cui oggi si trova ancora l’Osteria di Rubbiara, la quale proprio ieri, per i suoi primi 160 anni (solo per dare qualche ragguaglio cronologico: allora il Regno d’Italia era nato da un anno e la lira era entrata in vigore da agosto), ha ricevuto una targa commemorativa.
A consegnarla il sindaco di Nonantola, Federica Nannetti, con il senatore Stefano Vaccari e il consigliere regionale Luca Sabattini, nelle mani della quinta generazione: Italo Pedroni (sì, proprio colui che aveva fama di lasciare fuori dalla porta chi domandava tortellini alla panna, in quanto vi intravedeva un insulto alla tradizione), 87 anni, e la moglie Franca Prampolini, che proprio ieri ne ha fatti 84. Andati in pensione nel 2020, dopo 50 anni di lavoro, oggi le redini dell’osteria sono passate alla sesta generazione, quella del figlio Giuseppe (Giuseppe III, insomma, dopo che al capostipite si sono succeduti Claudio, Cesare, Giuseppe (II) e Italo). Potrebbe inoltre essere presto pronta anche la settima generazione, perché il figlio Cesare, 13 anni, promette molto bene. Giuseppe ha cominciato a vivere il locale dei genitori già da bambino e, fino al 2020, si è dedicato soprattutto all’attigua azienda agricola, dove su 10 ettari tutti vitati continua a produrre le uve che servono per fare il mosto cotto da trasformare poi in aceto balsamico tradizionale (a proposito: l’acetaia di famiglia ha anch’essa 160 anni e il balsamico tradizionale qui è un "must" in diversi piatti, perfino sul dolce!) e a produrre il vino Lambrusco da servire in osteria. "Molti hanno sempre dato a mio padre del tradizionalista – spiega Giuseppe – per il suo carattere e i piatti che serviva in tavola. In realtà, io ci vedo un grande innovatore: prima di tutti è arrivato sul concetto del chilometro 0, dell’agriturismo, del turismo enogastronomico. Tanto che già a inizio degli Anni Novanta del secolo scorso, tanti americani hanno cominciato a fermarsi qui in osteria, per conoscere la tradizione modenese. Oggi questa tendenza continua, a tal punto che continuiamo a ospitare una clientela internazionale, da Usa, Canada, Brasile, Nord Europa e perfino Australia. Per portare avanti tutte le nostre attività mi sono dotato di un gruppo di giovani molto professionali e qualificati, come Sara Colombi e Francesco Amadio in sala, Francesco Di Gennaro in cucina, Valeria Piccinini che gestisce le visite in acetaia. Complessivamente, abbiamo uno staff di 8 persone". Poi, entrando in cucina, ecco che la sosta vale sempre il viaggio. "Andiamo dai tortellini rigorosamente serviti in brodo di cappone – spiega Giuseppe – ai tortelloni alla ricotta con aceto balsamico tradizionale di 12 anni. Si può optare anche per le tagliatelle al ragù e, come secondo, abbiamo mantenuto una ricetta segreta ideata dai miei genitori negli Anni Ottanta: il pollo al lambrusco.
E’ un piatto che un po’ ci identifica. Ma molto apprezzati sono anche i dolci, come il gelato alla crema con il balsamico di 25 anni".
Non mancano anche tante altre proposte, come quella servita ieri: cotechino impanato e fritto con gocce di aceto balsamico tradizionale, abbinato ai calzagatti. Il sindaco Nannetti ha commentato: "Ancora oggi l’Osteria di Rubbiara è un grande orgoglio per il paese, perché con la sua cucina rappresenta la comunità di Nonantola in tutto il mondo". Ovviamente, è stata confermata anche per il 2023 la "chiocciola" Slow Food."

Per il Mangiarozzo 2017:


Per Modena Today: "Compie 160 anni l’Osteria di Rubbiara. A festeggiare questo importantissimo traguardo insieme alla famiglia Pedroni, che dai sei generazioni gestisce lo storico locale nella campagna di Nonantola, erano presenti il Sindaco Federica Nannetti, l’Onorevole Stefano Vaccari e il Consigliere Regionale Luca Sabattini in rappresentanza di tutte le istituzioni.
L’Osteria di Rubbiara, grazie alla passione della famiglia Pedroni, si è consolidato come un punto di riferimento e di eccellenza enogastronomica unico di tutta la nostra provincia, conosciuto ed apprezzato per la cucina rispettosa della tradizione, un eccezionale aceto balsamico ed un nocino sopraffino, più volte premiato a livello europeo.
"Essere qui oggi è un dovere, oltre che un piacere – hanno commentato Nannetti, Vaccari e Sabattini. Stiamo celebrando una bottega storica più unica che rara, frutto della dedizione oggi rappresentata dal lavoro di Giuseppe, degno erede di Italo e di sua moglie Franca e di tutti i loro avi. Sedersi a questo tavolo significa entrare in un’oasi dove si respira la qualità del cibo e si apprezza lo scorrere lento del tempo, in compagnia. Alla famiglia Pedroni, eccellenza emiliana, va un sentito ringraziamento"."


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