https://www.ristorantesantuccio.it/
Voto: 88
Numero di visite:
Ultima visita: 11/2025
Fascia di prezzo: 41-60
Guide e recensioni: Osterie d'Italia, Gambero Rosso, Accademia Italiana Cucina, LaRepubblica, PecoraNera, ITemplariDelGusto, Ipmagazine, SecoloDIitalia, IlMessaggero
-Sezze- (LT)
Santuccio ai Colli (Sezze): L'abbacchio leggendario e una Cacio e Pepe audace
1: Santuccio ai Colli a Sezze: Mezzo secolo di tradizione sui Monti Lepini.
2: La Famiglia Perciballe: Una storia nata nel 1969.
3: La Brace di Giannino: Un Abbacchio a scottadito da entusiasmare.
4: La "Cacio e Pepe a modo nostro": Una nota un po' troppo sapida.
5: Il gran finale: Pastarella di Sezze e Ratafià di visciole.
6: Verdetto: Perché Santuccio resta un caposaldo (nonostante il "passaggio a vuoto").
Tra i Monti Lepini, a Sezze, c'è un luogo dove le pareti parlano di cinema, letteratura e grande cucina: Santuccio ai Colli. Fondato nel 1969 da Sante Perciballe, oggi è portato avanti dai figli Giannino, Sisto e Quinta, con l'inossidabile mamma Lina a supervisionare. È un locale che ha ospitato giganti come Nino Manfredi e Alberto Moravia, e che ancora oggi rappresenta un baluardo della gastronomia laziale.
L’Abbacchio: Un’esperienza da ricordare
Se il nome di Santuccio è legato ai carciofi, la mia visita di novembre è stata consacrata alla brace. L'abbacchio a scottadito, cucinato magistralmente da Giannino, mi ha davvero entusiasmato: cottura perfetta, carne saporita e tenera. Accompagnato da patate al forno impeccabili e da un calice di Lelio di Cincinnato, ha rappresentato il punto più alto della serata.
Se il nome di Santuccio è legato ai carciofi, la mia visita di novembre è stata consacrata alla brace. L'abbacchio a scottadito, cucinato magistralmente da Giannino, mi ha davvero entusiasmato: cottura perfetta, carne saporita e tenera. Accompagnato da patate al forno impeccabili e da un calice di Lelio di Cincinnato, ha rappresentato il punto più alto della serata.
La critica costruttiva: La Cacio e Pepe
Devo però essere onesto, come è nello stile del Recensore Numerico: la Cacio e Pepe "a modo nostro" è stata la nota stonata. L'ho trovata eccessivamente forte e sapida, un sapore troppo aggressivo che ha coperto l'equilibrio del piatto. Un peccato, perché con un primo piatto più "educato", il voto sarebbe stato sensibilmente più alto dei già ottimi 88 punti assegnati.
Devo però essere onesto, come è nello stile del Recensore Numerico: la Cacio e Pepe "a modo nostro" è stata la nota stonata. L'ho trovata eccessivamente forte e sapida, un sapore troppo aggressivo che ha coperto l'equilibrio del piatto. Un peccato, perché con un primo piatto più "educato", il voto sarebbe stato sensibilmente più alto dei già ottimi 88 punti assegnati.
Tradizione dolciaria di Sezze
La cena si è chiusa in bellezza con la tipica Pastarella di Sezze alle visciole, servita con il Ratafià (liquore di visciole locale). Un finale dolce e territoriale che conferma la cura della famiglia Perciballe per le proprie radici.
Il Verdetto
Nonostante la piccola delusione sulla pasta, Santuccio ai Colli rimane un indirizzo imprescindibile. Il servizio cortese e l'atmosfera autentica ne fanno una sosta che mi riprometto di ripetere, magari per esplorare i famosi carciofi in stagione.
Per Osterie d'Italia 2026:
Per l'Accademia Italiana della Cucina 2025:
La famiglia possiede due ettari a carciofi, ma non bastano a coprire il fabbisogno. Il locale, molto affollato nei fine-settimana, è a conduzione familiare. Sul ponte di comando c'era il giorno dell'apertura e c'è ancora mamma Lina, piena d'energie anche se prossima alla novantina. I tre figli hanno ciascuno una specializzazione: cottura alla brace Giannino, cottura in padella e forniture di cantina Sisto, dolci Quinta detta Dinda. In sala la cugina Sandra. E ai muri tante foto. Nino Manfredi, che andava in cucina ad abbracciare mamma Lina e le diceva che per lui era come ritrovare i piatti di sua nonna (un complimento, sia chiaro), ma anche Alberto Moravia e Nino Benvenuti con Emil Griffith.
Consigliamo di non sfinirsi sugli antipasti: un assaggio di ricottine e mozzarelle di bufala, due fette di prosciutto di Bassiano e c'è più spazio per il resto: in stagione, per i porcini dei monti Lepini. Attualmente, per tutto quello che non è pesce: cacio e pepe, strozzapreti, pasta e fagioli, fiorentina, abbacchio a scottadito, grigliata mista, zazzicchie (salsicce), lumache in umido, trippa. Piatto più richiesto il «fiIetto 'gnorante» (con lardo e tartufo nero). Per chiudere mousse di castagne, zuppa inglese e i dolci tipici di Sezze,a base di pasta di mandorle oppure crostatine con marmellata di visciole. Vini della regione e non solo. "
Per ITemplariDelGusto:
Per IPMagazine:
"Santuccio ai Colli
Via Santi Sebastiano e Rocco, 95–04018 Sezze
Telefono: 0773/888573
Sito Internet: www.ristorantedasantuccio.it
Tipologia: tradizionale / carne
Prezzi: antipasto 20€, primi 10/16€, secondi 9/24€, dolci 4/7€
Chiusura: mai
OFFERTA
Meritatissimo rientro in guida per questo caposaldo della cucina casereccia laziale, basata su ottimi ingredienti prevalentemente locali trattati con perizia, seguendo le ricette della tradizione. Piatti di terra semplici ma gustosi, in porzioni abbondanti tali da alzarsi dal tavolo pienamente sazi se non piacevolmente appesantiti. Dopo una grossa fetta di bruschetta al pomodoro gentilmente offerta, abbiamo provato l’unico antipasto presente nel menu, quello della casa, che da solo vale un intero pasto, composto da mozzarellina e ricottina di bufala entrambe freschissime, saporito prosciutto di Bassiano, peperoni, melone e rucola, zuppa di fagioli, bruschetta con funghi, polpettine, mozzarella fritta, melanzane e pomodori arrosto. Tra i primi abbiamo optato per delle fettuccine, sia al ragù sia con la coda alla vaccinara, entrambe cucinate a regola d’arte e con abbondanza di condimento. Eccellenti poi i raviolacci ripieni con lo stracotto di manzo al vino rosso, intensi ma anche eleganti. Passando ai secondi, si va sul sicuro con le salsicce e con la tagliata di manzo su letto di rucola, in entrambi i casi carni di ottima qualità. Di buona esecuzione anche la trippa alla romana, mentre è pura felicità ritrovare le ormai sempre più rare lumache di terra in umido, con finale di goduriosa scarpetta affondata nell’abbondante e gustoso sughetto. Meno interessanti i dolci, classici e senza acuti: panna cotta con topping di cioccolato, semifreddo al pistacchio, pasterelle di Sezze (una alla pasta di mandorle e una crostatina alle visciole). Caffè sovraestratto e poco aromatico.
AMBIENTE
Il locale è ampio e a dire il vero un po’ datato, con gli arredi tradizionali, le tovaglie bianche e il grande braciere in bella vista. Nei mesi estivi è possibile mangiare nello spazio all’aperto.
SERVIZIO
Familiare e alla mano, assai gentile e prodigo di informazioni.
Recensione tratta da Roma de La Pecora Nera – ed. 2025 – www.lapecoranera.net0609"
Per IlMessaggero:
Via Santi Sebastiano e Rocco, 95–04018 Sezze
Telefono: 0773/888573
Sito Internet: www.ristorantedasantuccio.it
Tipologia: tradizionale / carne
Prezzi: antipasto 20€, primi 10/16€, secondi 9/24€, dolci 4/7€
Chiusura: mai
OFFERTA
Meritatissimo rientro in guida per questo caposaldo della cucina casereccia laziale, basata su ottimi ingredienti prevalentemente locali trattati con perizia, seguendo le ricette della tradizione. Piatti di terra semplici ma gustosi, in porzioni abbondanti tali da alzarsi dal tavolo pienamente sazi se non piacevolmente appesantiti. Dopo una grossa fetta di bruschetta al pomodoro gentilmente offerta, abbiamo provato l’unico antipasto presente nel menu, quello della casa, che da solo vale un intero pasto, composto da mozzarellina e ricottina di bufala entrambe freschissime, saporito prosciutto di Bassiano, peperoni, melone e rucola, zuppa di fagioli, bruschetta con funghi, polpettine, mozzarella fritta, melanzane e pomodori arrosto. Tra i primi abbiamo optato per delle fettuccine, sia al ragù sia con la coda alla vaccinara, entrambe cucinate a regola d’arte e con abbondanza di condimento. Eccellenti poi i raviolacci ripieni con lo stracotto di manzo al vino rosso, intensi ma anche eleganti. Passando ai secondi, si va sul sicuro con le salsicce e con la tagliata di manzo su letto di rucola, in entrambi i casi carni di ottima qualità. Di buona esecuzione anche la trippa alla romana, mentre è pura felicità ritrovare le ormai sempre più rare lumache di terra in umido, con finale di goduriosa scarpetta affondata nell’abbondante e gustoso sughetto. Meno interessanti i dolci, classici e senza acuti: panna cotta con topping di cioccolato, semifreddo al pistacchio, pasterelle di Sezze (una alla pasta di mandorle e una crostatina alle visciole). Caffè sovraestratto e poco aromatico.
AMBIENTE
Il locale è ampio e a dire il vero un po’ datato, con gli arredi tradizionali, le tovaglie bianche e il grande braciere in bella vista. Nei mesi estivi è possibile mangiare nello spazio all’aperto.
SERVIZIO
Familiare e alla mano, assai gentile e prodigo di informazioni.
Recensione tratta da Roma de La Pecora Nera – ed. 2025 – www.lapecoranera.net0609"
Per IlMessaggero:
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