Viaggio nella Memoria: 4 Insegne Storiche che hanno Segnato il Cammino ⛔️🍷📜
Esistono luoghi che non sono solo ristoranti, ma veri e propri pezzi di storia che hanno tracciato la rotta della mia esperienza culinaria. Oggi voglio unire in un unico tributo quattro locali che oggi non esistono più, ma che conservano un posto d'onore nel mio database con il punteggio di 85 punti e il simbolo ⛔️ di riconoscimento. Dalle Langhe alla Campania, passando per il cuore dell'Emilia, ecco un pezzetto di storia che voglio in qualche modo ricordare. 🏛️✨
1. La Contea: Il Santuario Gastronomico di Neive 🏔️🍷🥘
Situata nella piazza principale di Neive, uno dei borghi più belli d'Italia, La Contea di Tonino e Claudia Verro è stata per decenni un punto di riferimento per l'alta cucina di Langa.
L'esperienza a tavola: Nel
10/2012 --- 🕰️ venni qui con mio figlio Filippo e mio cognato Sasha. Ricordo un pranzo sontuoso, celebrato con un Barolo e un Barbaresco d'annata. La Bagna Cauda, cavallo di battaglia del Piatto del Buon Ricordo (che ancora oggi fa bella mostra sulla parete della mia cucina), era semplicemente strepitosa, reale, superlativa. 🥘🍷🥇
Cosa dicono le guide: Per il Buon Ricordo era una sorta di fiaba culinaria; Alice ne lodava i camini accesi e i tajarin alle tre carni, definendola una garanzia assoluta. Il Touring ne celebrava le sale ricavate da cantine del Cinquecento. 📚🐌
Il Ricordo: Tonino Verro ci ha lasciati nel dicembre 2022, ma resta indelebile il ricordo di quelle paste tirate a mano e dei tartufi di pregiatissima qualità. 🧔🕯️
2. La Bolognese: La Regina delle Tagliatelle 🍝🥓🇮🇹
A Vignola, sotto l'ombra della Rocca, le sorelle Lara e Luisa Franchini hanno gestito per 70 anni quella che probabilmente è stata la sede della migliore tagliatella al ragù della mia vita.
L'esperienza a tavola: Nel
02/2010 --- 🕰️ vissi una cena che porto nel cuore. Non c'era menù: le sorelle raccontavano i piatti a voce. Le tagliatelle al ragù erano un trionfo di sfoglia fatta a mano, seguite da uno zampone autentico e dal Crème Caramel, definito senza mezzi termini "il migliore d'Europa". 🍮🥇
Cosa dicono le guide: Osterie d'Italia ne sottolineava l'autenticità casalinga; il Touring ne lodava la simpatia e le colonne in legno d'ebano della sala. 📚🐌✨
Il Sigillo Finale: Concludere il pasto con un cucchiaino di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena fu la fine più degna possibile per un banchetto indimenticabile. 🥄🏺
3. La Casa: Il Cuore della Bassa Reggiana 🏡🥩🍲
Per moltissimi anni, La Casa di Novellara è stata il mio numero uno in Emilia. Una cucina fatta di "contaminazioni" tra Reggio e Mantova, guidata dalla mano sapiente della signora Enrica Daolio.
L'esperienza a tavola: Ci venni nel
03/2000 --- 🕰️. Ricordo una cucina che rispettava sacralmente le stagioni: in inverno zampone, cotechino e tagliatelle con sugo di selvaggina del Po. 🍲🦆🥇
Cosa dicono le guide: Osterie d'Italia celebrava il calore di questa trattoria dove ci si sentiva davvero a casa, citando la sbrisolona perfetta e i tortelli dai ripieni particolari (carote, ortiche o lattuga). 📚🐌
L'Essenza: Un luogo dove il Lambrusco mantovano scorreva in un ambiente semplice e ricco di calore umano. 🍷🛋️
4. Terrasanta: Sapori Antichi nell'Agro Nocerino 🏺🐟🥗
Concludo con il Terrasanta di Nocera Superiore, un locale magico ricavato dall'ossario di un'abbazia del XII secolo, dove Alfredo e Rosario celebravano la Campania Felix.
L'esperienza a tavola: Nel
02/2005 --- 🕰️ cenai qui con l'amico Roberto. Gustammo piatti basati su Presidi Slow Food: straordinario il piccione grigliato (un tema che ricorre nei miei piatti del cuore) e le carni di Chianina cotte su pietra lavica. 🥩🌋🥇
Cosa dicono le guide: L'Espresso e il Gambero Rosso ne lodavano la tecnica vivace; Osterie d'Italia (chiocciola fino al 2007) ne evidenziava il massimo rispetto per la materia prima, come lo spaghettone al San Marzano. 📚🐌⭐
L'Atmosfera: Cenare sotto le volte originali della Basilica di Materdomini rendeva ogni boccone un viaggio nel tempo. ✨🕰️🏛️
Il Verdetto del Recensore 🧐
Questi quattro locali rappresentano pilastri di un'epoca gastronomica fatta di volti, tradizioni familiari e materie prime che oggi cerchiamo con nostalgia. Sebbene i loro fuochi siano spenti, il loro contributo alla mia classifica e ai miei ricordi resta immutato. 🏅🇮🇹
Punteggio Comune: 85 punti ⛔️ Merito: ⛔️ (Attività cessate) Atmosfera: Storica, verace e irripetibile. ✨🕰️
La guerra era appena finita quando aprì La Bolognese. Oggi come allora, con la stessa gestione delle sorelle Lara e Luisa, si può apprezzare la cucina tradizionale preparata come a casa.
Non c'è menù e i piatti sono raccontati a voce, ma sono quanto di più autentico potete assaggiare in questo pezzo della provincia modenese. Non ci sono antipasti e si parte direttamente con la specialità della casa: la sfoglia e la pasta all'uovo, fatta a mano ogni mattina. Ecco, quindi, le tagliatelle al ragù (7 €), vero simbolo del locale, abbondanti e con un magnifico condimento. Buoni i tortellini in brodo e la pasta e fagioli. Tra i secondi, il fegato alla veneziana (8€) o ai ferri, l'arrosto di maiale, le scaloppine al limone o all'aceto balsamico, lo zampone. Pochi e tradizionali i contorni: purè, patate arrosto, verdura cotta e saltata con il burro, insalata. Tra i dolci si raccomanda il crème caramel (4€) definito, senza mezzi termini, "il migliore d'Europa". Buone anche la zuppa inglese, la crostata, la torta al cioccolato. Il vino, da queste parti, è solo il Lambrusco: cosi è anche alla Bolognese, che propone un Grasparossa di etichetta propria venduto a consumo. Si consiglia la prenotazione."
in una terra di confine - sia per ragioni familiari. Nella numerosa famiglia Daolio ci sono ascendenze mantovane che regalano alla signora Enrica, titolare e cuoca, ricette preziose per preparare una sbrisolona come si deve, per confezionare tortelli dai ripieni particolari o per servire, con il lesso, mostarde lombarde. Un ulteriore recente "sconfinamento", stavolta verso la Toscana, ha portato i titolari ad approvvigionarsi di carne chianina certificata.
Quattro sono i menu che scandiscono l'anno, uno per stagione. Ci piace menzionare soprattutto la cucina invernale, quella dello zampone, del cotechino, dei bolliti, delle lasagne e delle tagliatelle con sugo di selvaggina di Po, ma sono da ricordare anche i risotti (con vari condimenti), gli gnocchi di patate con pancetta, i tortelli di cui si diceva (di cime d'ortiche e colata di formaggio, di carote, di lattuga), gli stricchetti al ragù di verdura, i maccheroncini al pettine conditi con lo stracotto di manzo, gli arrosti di faraona o coniglio; molto interessanti anche il roast-beef di cavallo, la caprese di puledro e il galletto alla brace, serviti solo in estate. Sempre presenti, con i salumi, polenta e gnocco fritti e, per dolce, zuppa inglese, mattonella reggiana, budino della casa. Si beve Lambrusco mantovano e ci si
sente a casa, in questa trattoria semplice e ricca di calore. La domenica a pranzo, se si è un gruppo, si può provare a prenotare."
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